NO al referendum truffa!

15 06 2009

Le bugie del referendum elettorale.

I falsi riformatori Segni, Guzzetta, Fini e il PD (e fino a ieri anche Di Pietro e Berlusconi) dicono un sacco di bugie sul referendum elettorale che hanno promosso.

Dicono che se vince il SI’:

1. si manderà a casa la partitocrazia;

2. ci libereremo delle nomenklature dei partiti;

3. si avrà una maggiore responsabilizzazione dei parlamentari eletti;

4. i cittadini-elettori conteranno di più;

5. sarà uno stimolo a fare una nuova legge.

Non solo non è vero, ma è vero il contrario:

1. il premio di maggioranza verrebbe assegnato al partito di maggioranza relativa, anche se avesse il 20% dei voti; e quel partito, con il 55% dei deputati, nominerebbe anche gli organi di garanzia istituzionale e costituzionale;

2. le liste sarebbero fatte ancora dai segretari di partito e in modo ancora più rigido; e probabilmente essi, per guadagnare il premio di maggioranza, farebbero accordi con i partitini satelliti, candidando i loro esponenti per prendere anche quei voti; quindi potremmo avere delle liste litigiose e conflittuali: alleanze per prendere i seggi, non per governare;

3. i parlamentari eletti sarebbero fedeli al loro segretario di partito, invece che agli elettori;

4. gli elettori non conoscerebbero gli eletti, che non avrebbero alcun legame (se non casuale) con il territorio;

5. i cittadini non conteranno nulla: non potranno né scegliere i loro rappresentanti, né controllare il loro operato, né giudicarli per ciò che hanno fatto. Insomma: la pessima legge in vigore (il Porcellum) può anche peggiorare, e diventare un Super Porcellum.

E non c’è alcuna speranza di una nuova legge, perché se volessero potrebbero farla già fatta.

A chi conviene tutto ciò? A Berlusconi certamente.

E allora perché Franceschini e il PD sono per il SI’?

E perché Di Pietro, che adesso è contrario, ha raccolto le firme con tanto di fanfare e sbandieratori?

Misteri della demagogia italiana, di destra e di sinistra.

Ma la partitocrazia è tremenda e abbraccia ogni opzione: l’UDC e la Lega (per i NO) sono i grandi artefici del Porcellum vigente; l’estrema sinistra e i partitini sono per il NO per spirito di sopravvivenza; il PD e l’ex AN sono per il Sì, e vorrebbero eliminare il Porcellum con una legge ancora peggiore.

Nessuno (a parte i Radicali) che proponga l’unico modello elettorale che davvero responsabilizza gli eletti e gli elettori: una legge uninominale e maggioritaria (magari con elezioni primarie per la scelta dei candidati).

In realtà siamo di fronte ad un referendum truffa, un referendum da bocciare.





Vota la lista Bonino-Pannella

3 06 2009

Alle Europee, vota la lista Bonino-Pannella

- per costruire la patria europea e andare oltre l’Europa delle patrie;

- per essere certi che le battaglie per la laicità, per il rispetto della Costituzione e per i diritti civili vengano condotte fino in fondo;

- per costruire un vero Partito Democratico “europeo”, con “elezioni primarie” vere, e andare oltre le nomenklature cooptate da DS e Margherita;

- per creare quell’alternativa reale al berlusconismo, che oggi non esiste.

Puoi esprimere tre preferenze:

Noi consigliamo:

Emma Bonino;

Marco Pannella;

Raffaele Ferraro (un giovane compagno radicale di Salgareda, TV, laureato in legge; con noi sostiene le battaglie sul testamento biologico, la laicità, i diritti civili a tutte le altre).

Pensaci: l’assenza dei radicali dal prossimo parlamento europeo è più grave di quella di qualsiasi altro gruppo politico.

Con il nostro voto possiamo lasciare a casa un parlamentare battagliero e mandare a Bruxelles un signorsì. Ci conviene?





Università a Treviso? Chiudiamola. Non sarà un dramma.

16 05 2009

L’Università di Treviso? Chiudiamola, non sarà un dramma.

Polemiche tra l’Università di Padova e il Presidente della Fondazione Cassamarca De Poli. Gentilini si inserisce polemizzando con De Poli. Gobbo tace e prende tempo, come sempre.

Il centrosinistra e la sinistra non sanno cosa dire; ma ricordo un intervento del segretario della CGIL a difesa dell’Università di Treviso.

Ma questa Università a Treviso non serve, anzi, forse è addirittura dannosa per i giovani.

I giovani trevigiani possono studiare anche a Padova o a Venezia; meglio se vanno a Bologna, a Firenze o a Roma. Meglio ancora se vanno all’estero, per conoscere il mondo e le lingue straniere.

A Treviso, invece, bisogna portare studenti stranieri (bravi) e docenti stranieri (bravi anche quelli), ma per questo serve una Università di eccezione; altro che Giurisprudenza…

Sprecare i soldi per far sì che i giovani trevigiani studino a Treviso mi pare uno spreco, e per quei giovani anche un danno. Meglio aiutarli e sostenerli perché possano studiare all’estero.

Del resto, non a caso Treviso non è diventata una “città universitaria”, ma è rimasta una città dove è stata aperta la succursale di qualche università. Lo si vede, del resto, dal livello del dibattito culturale.





Referendum: un Sì per incoronare Berlusconi.

30 04 2009

REFERENDUM ELETTORALI: UN SI’ PER INCORONARE BERLUSCONI?

Quale perversa voluttà autodistruttiva può spingere Franceschini, D’Alema e Di Pietro a sostenere i referendum elettorali di Mariotto Segni?

Se è chiaro il motivo per il quale Berlusconi voterà sì (rendere autonomo il suo partito e soggiogare della Lega, grazie al premio di maggioranza per il partito), è assolutamente incomprensibile cosa spinga i dirigenti dell’opposizione a stendere il tappeto rosso sulla via dell’incoronazione di Berlusconi come presidente del Consiglio a tempo indeterminato. Perché è evidente: stanti così le cose (e non ci sono segnali di cambiamento) se passano i referendum Berlusconi si assicura anni di governo incontrastato.

In effetti, il risultato dei referendum sarà quallo di esasperare le caratteristiche negative della pessima legge elettorale in vigore, non a caso denominata Porcellum: le liste saranno in mano dei segretari dei partiti maggori, che potranno sottomettere i segretari dei partiti minori, sotto minaccia di scomparsa. Di più: con il suggello popolare.

Nulla sfuggirà al controllo delle segreterie, dopodiché voglio vedere chi avrà il coraggio di modificare una legge “voluta” dal popolo con il referendum.

D’Alema sostiene che la vittoria del sì al referendum aprirà la via al miglioramento della legge elettorale: ma esiste in Parlamento una maggioranza omogenea su un progetto di riforma? E se esiste, perché non ha modificato la legge evitando il referendum?

Questa maggioranza, in verità, non esiste: tutti i partiti pensano innanzitutto alla loro sopravvivenza, non alle sorti del Paese. Questo spiega perché Franceschini, D’Alema e Di Pietro sono per il Sì: devono rendere definitiva l’emarginazione della Sinistra: ne va del loro stesso futuro; d’altro canto la Sinistra dispersa (quella dei partitini) è per il NO perché deve salvaguardare le varie nomenklature di partito, e quindi ha bisogno di una proporzionale puro, o di uno sbarramento “finto” (e cioè superabile).

Ma per cambiare una legge bisogna avere un progetto, non basta rifiutare la legge vigente. Vi è stata un’unica occasione in cui il popolo ha potuto esprimere un orientamento sulla legge elettorale: negli anni Novanta, infatti, attraverso i referendum elettorali si è affermato il gradimento popolare verso il sistema maggioritario uninominale, non a caso subito combattuto dai partiti prima con l’introduzione della quota proporzionale, poi con il Porcellum e sempre con il finanziamento di tutti i partiti e di tutti i giornali di partito, veri e finti. A quella legge uninominale e maggioritaria, qundi, bisogna tornare, se si vuole davvero creare un legame tra eletti ed elettori, se si vuole legare gli eletti al loro territorio. Oggi non vedo altra possibilità.

A meno che non si giochi al tanto peggio tanto meglio, in nome della sopravvivenza della nomenklatura, scommettendo velleitariamente su un impossibile ritorno al passato, quando i partiti contavano davvero; perché una cosa deve essere chiara: oggi viviamo in un’epoca postdemocratica; la democrazia come l’abbiamo conosciuta fino agli anni Novanta non esiste e non esisterà più, lo impedisce lo sviluppo dei mezzi di informazione e l’anarchia strutturale che regna a sinistra, dove Girotondi,

Onde, Pantere, Comitati e sedicente “Società civile” hanno in parte sostituito e comunque delegittimato i partiti. Da questa situazione non si uscirà guardando indietro, ma trovando metodi nuovi: nuovi almeno per l’Italia (penso, ad esempio, a “elezioni primarie” vere e senza confini, e non addomesticate come è stato fatto per Prodi e per Veltroni).

Infine, non possiamo dimenticare che il centrosinistra ha vinto molte città, molte Province e molte Regioni grazie all’elezione diretta di Sindaci e Presidenti, e ha governato l’Italia grazie al sistema elettorale maggioritario uninominale, mentre i governi Prodi sono caduti per l’effetto perverso dei meccanismi proporzionali, che hanno fatto prevalere la necessità dei partitini di difendere le loro identità.

E allora resta la domanda iniziale: quale istinto autodistruttivo spinge Franceschini, D’Alema e Di Pietro a sostenere il Sì, stendendo il tappeto rosso per l’incoronazione di Berlusconi?





Referendum elettorali: verso il Superporcellum?

17 04 2009

L’inganno del referendum: dalla legge “porcata”alla “superporcata”.

Sì all’election day, ma deve vincere il No,

per lasciare all’Italia una strada di riforma autentica verso il sistema “maggioritario uninominale”

(voluto dal popolo con i referendum degli anni ’90)

Premesso che sarebbe opportuno svolgere i referendum sulla legge elettorale nel giorno delle altre elezioni e che sarebbe grave rinviarli di un anno, bisogna anche dire che attorno ai 3 referendum elettorali si sta facendo molta demagogia, ma le informazioni vere sul loro contenuto e sui risultati che si otterrebbero, sono poche e volutamente confuse.

Anzi, si tende a sostituire le informazioni con le aspettative, affermando che, vinti i referendum, ne usciranno indebolite le segreterie dei partiti.

Invece è vero esattamente il contrario. Innanzitutto è bene individuare gli aspetti peggiori di questa legge elettorale, che sono sostanzialmente tre: le liste bloccate (fatte dalle segreterie dei partiti) senza possibilità per il cittadino di esprimere una preferenza; la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni elettorali, salvo poi scegliere in quale essere eletti (controllando così la nomina dei secondi eletti), e infine il forte premio di maggioranza assegnato qualunque sia la maggioranza ottenuta dal partito o dalla coalizione più votati.

Se vincesse il sì ai referendum, il premio di maggioranza verrebbe assegnato non più alla coalizione ma solo al partito di maggioranza relativa e sarebbe vietata la candidatura della stessa persona in più circoscrizioni.

Detta così, sembrerebbe una semplificazione, in realtà sarebbe la resa totale alla volontà indiscutibile delle segreterie e delle correnti dei partiti e l’esautorazione definitiva dei cittadini. Senza scendere in particolari eccessivi, è bene precisare che le liste continuerebbero ad essere bloccate e preparate dai segretari dei partiti, che per di più sarebbero portati a formare listoni eterogenei e confusi solo per guadagnare il premio di maggioranza, creando liste composte con il bilancino per accontentare partiti, correnti di partito e partitini. E ancora senza voto di preferenza.

Insomma: se la legge attuale è una “porcata” – come l’ha definita il leghista Calderoli, il suo inventore – la legge risultante dal referendum sarebbe una “superporcata”, con l’aggravante del voto popolare: vorrei vedere, dopo, chi potrebbe modificare una legge che ha avuto l’avvallo del popolo con un referendum.

Il referendum, quindi, fa l’interesse solo delle segreterie dei grandi partiti, e non porta nessuno dei miglioramenti annunciati, se non un bipartitismo coatto e confuso, che resta saldamente nelle mani non del popolo sovrano, ma dei segretari dei partiti.

Del resto, al referendum si oppongono altri partitini (con relativi segretari) preoccupati non della stabilità del sistema politico nel suo complesso, ma della loro sopravvivenza. Non a caso, questi partitini non hanno un progetto coerente di legge elettorale da proporre, perché ogni soglia di sbarramento sarebbe troppo alta, e si vede come hanno protestato contro la soglia introdotta (per altro in modo sleale e opportunistico da PDL e PD) per le elezioni europee.

In tutti i casi, come si vede, l’obiettivo è innanzitutto garantire il partito con il suo apparato e le sue correnti (non a caso i grandi partiti sono favorevoli e i piccoli partiti sono contrari); e nessuno parla del finanziamento pubblico dei partiti e dei gruppi parlamentari, del finanziamento dei giornali di partito e dei molti privilegi della casta.

Per rimettere la scelta del governo e dei parlamentari nelle mani dei cittadini, bisaogna introdurre un vero sistema uninominale maggioritario, a turno unico o a doppio turno, e colpire i privilegi e il finanziamento pubblico. Solo così i parlamentari saranno legati al loro territorio e solo così l’elettore potrà conoscerli e valutarne l’operato.

Ma se al referendum vincesse il Sì, questo obiettivo sarebbe irraggiungibile, perché i partiti direbbero che il popolo ha voluto il sistema perverso uscito dal referendum.

Concludendo: il referendum va fatto, possibilmente con l’election day; in ogni caso non va rinviato. E, comunque, per garantire una possibilità di riforma al sistema politico, è bene che vinca il No.





Testamento biologico e fecondazione assistita: i ritardi della politica.

4 04 2009

Fecondazione artificiale e Testamento biologico:

affidarsi alla Corte Costituzionale e ai tribunali, invece che al Parlamento?

I pregi del sistema liberaldemocratico e le paure dei partiti politici.

Per nostra fortuna la Corte Costituzionale ha rimediato alle perversioni della legge sulla fecondazione assistita approvata dal Parlamento e difesa dalla Conferenza episcopale con l’intervento diretto contro il referendum abrogativo.

In questi anni, diversi tribunali si erano pronunciati in più occasioni a difesa dei diritti delle donne e della loro salute, contro gli obblighi imposti dalla legge 40 (produzione di massimo 3 embrioni con relativo impianto, e divieto di analisi sulla salute degli embrioni): adesso è fatta definitiva chiarezza, e sarebbe bene che il Parlamento si adeguasse. Ma non pare che “questo” Parlamento abbia voglia di rimediare.

Come nel caso del testamento biologico e di Eluana Englaro, ciò che non sa fare il Parlamento, devono fare i cittadini appellandosi ai giudici; ma in Italia c’è anche di peggio, perché da qualche anno sui temi etici il nostro Parlamento è solito intervenire in modo “non laico”, diventamdo interprete di un’etica religiosa che di fatto garantisce solo una minoranza di cittadini, obbligando la stragrande maggioranza a subire il diktat religioso; oltre tutto, per obbedire a una logica confessionale, le leggi approvate (o in via di approvazione) contengono norme pericolose per la salute e lesive del principio di autodeterminazione della persona.

Ma il vantaggio di vivere in un sistema politico liberal-democratico e di avere una Costituzione avanzata, è proprio questo: che vi sono gli strumenti del riequilibrio istituzionale e di garanzie del rispetto dei diritti fondamentali della persona. Bisogna fare molta attenzione, qundi, ai cambiamenti della Costituzione di cui si comincia a parlare.

Relativamente alla proposta di legge in discussione sul testamento biologico (proposta ideologica e confessionale, che si annuncia come lesiva della libertà di scelta dell’individuo), dopo la pronuncia della Consulta sulla legge 40, conviene che il Parlamento si prenda una pausa di riflessione, ma se la componente “fondamentalista”, presente anche nel PD, pretenderà che tale legge venga approvata, il nostro sforzo fondamentale dovrà andare – prima che in direzione di un referendum che con difficoltà raggiungerà il quorum per il prevedibile durissimo intervento politico dei Vescovi – in direzione della vanificazione della legge stessa.

La vanificazione può essere ottenuta inviando il proprio testamento biologico al Sindaco, affinché – al momento opportuno – il Tribunale abbia perfetta consapevolezza delle volontà individuali: allora sarà ovvio garantire il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, secondo cui “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”





Testamento biologico: vanificare la legge liberticida.

28 03 2009

Testamento biologico: meglio il vuoto legislativo, per essere liberi di non soffrire e di morire con dignità?

 

Dobbiamo “vanificare” e “dribblare” una legge anticostituzionale, politicamente illiberale e religiosamente fondamentalista, consegnando il nostro Testamento biologico al Sindaco.

 

 

Almeno in termini di “libertà individuali”, tra destra e sinistra le parti si sono invertite. Le vicende della legge sul testamento biologico stanno a dimostrarlo.

La destra leghista-berlusconiana è divenuta sostenitrice di uno “statalismo etico” invasivo e oppressivo delle libertà individuali (con la sua centrale ideologica oltre Tevere), mentre la sinistra diventa paladina della neutralità dello stato e delle libertà individuali, quelle che un tempo avrebbe irriso come “libertà borghesi”. Un paradosso? No, con la destra-confessionale e con i vescovi-politici che ci ritroviamo.

 

Nel prendere atto della piega “confessionale e punitiva” presa dal dibattito parlamentare sulle scelte di fine vita, appare lecito chiedersi se non fosse meglio far finta di niente, rinunciare alla battaglia di civiltà per una legge moderna sul testamento biologico e accettare che ad un certo punto la morte fosse data clandestinamente.

 

Sta vincendo “l’Italia del potere” già conosciuto: in questa Italia si poteva abortire clandestinamente nel disinteresse di tutti i moralisti, ma appena si è giunti alla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza, sono spuntati i paladini della moralità pubblica a dire che non si poteva, che non si può, che quel gesto accettato finché era clandestino, una volta diventato pubblico si chiama omicidio; è la stessa “Italia del potere” che oggi accetta l’eutanasia clandestina, ma non vuole che il cittadino sia “libero” di scegliere il proprio destino.

 

Del resto, il “potere ideologico e confessionale” si manifesta innanzitutto nella possibilità di infliggere dolore a chi non può rifiutarlo, nella possibilità di negare all’altro la capacità di autodeterminazione che caratteriza la “persona libera”.

 

Ma questa Italia del “potere ideologico e confessionale” è la stessa Italia dei cittadini che hanno sostenuto Beppino Englaro nella sua battaglia?

La netta impressione è che su questo tema i cittadini siano più avanti del potere politico e religioso, ma che Berlusconi e Bossi (e il Cardinale Bagnasco) possano permettersi comportamenti lesivi delle libertà individuali senza perdere il consenso elettorale solo perché la sinistra è in arretrato su tutto il resto; e comunque, siamo certi che il PD saprebbe darci, sul testamento biologico, una legge laica e moderna?

 

Non è bello da dire, ma forse nell’Italia clericale del 2009 è meglio il far west, è meglio non avere una legge, perché la “morale politica” (clericale, ma non cristiana) permette ogni tipo di comportamento. E in fondo si può sempre incappare in un magistrato che applica il dettato costituzionale, secondo cui “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” (art. 32).

 

E allora, un referendum contro una legge liberticida? Pensiamoci due volte: l’atteggiamento eversivo e antiitaliano della CEI (già verificato con il referendum sulla fecondazione assistita) mette a rischio il raggiungimento del quorum; e sono troppi i politici pronti a cavalcare l’ipocrita codardia confessionale dell’astensionismo.

 

Invece possiamo e dobbiamo (laici di sinistra e di destra, se a destra ci sono ancora laici con il coraggio di manifestarsi) far esplodere le contraddizioni di una legge anticostituzionale, fino alla sua vanificazione, consegnando ufficialmente ai Sindaci i nostri Testamenti biologici: una volta scritte, le nostre volontà saranno incontrovertibili.

 

Su questo obiettivo (la vanificazione di una legge politicamente illiberale e religiosamente fondamentalista) dovremo organizzarci, con un incessante lavoro politico e culturale per la libertà di tutti e di ciascuno.

 





Aeroporti: da Verona a Treviso. E la sinistra finanziaria.

4 03 2009

Verona e Treviso. Un problema che si ripropone.

Aeroporti: dove è finita la “sinistra finanziaria”, che voleva l’autonomia dell’aeroporto di Treviso?

 

Leggo su Affari e finanza (il supplemento di Repubblica del 2 marzo 2009) che l’aeroporto Catullo di Verona chiuderà il 2008 in rosso, e che il 2009 non andrà meglio; anche per queste difficoltà di bilancio ci sarà una ricapitalizzazione di 40 milioni di euro, nei prossimi quattro anni. Da più parti si suggerisce di elaborare (ai veronesi e a tutti quelli che operano nel settore aeroportuale) una strategia di integrazione tra gli aeroporti a livello regionale, ma davanti all’ipotesi di un’integrazione con la Save di Venezia, i notabili veronesi diventano sospettosi, in nome dell’autonomia. Intanto emergono le difficoltà degli enti che dovrebbero ricapitalizzare (per prima la Provincia di Verona).

 

Ma al di là dei particolari della questione veronese, la vicenda mi ricorda che due anni fa - di questo periodo – si discuteva il problema della ricapitalizzazione di Aertre (la società aeroportuale di Treviso) e dell’integrazione con Save.

Dove sono finiti tutti quelli che volevano l’autonomia di Treviso e del suo aeroporto, e perciò sostenevano la necessità di ricapitalizzare? E soprattutto, chi erano? È bene ricordarlo, erano gli esponenti del centrosinistra di Treviso: dalla Margherita ai diessini (smentiti sonoramente dall’allora sottosegretario De Piccoli), dai Comunisti di Cossutta a quelli di Ferrero, per finire con quelli che avrebbero formato le liste civiche.

Oggi ovviamente se ne sono dimenticati; forse direbbero addirittura che non è andata così.





Fede e libertà contro religione e intolleranza.

10 02 2009

Fede e libertà contro religione e intolleranza.

Che Dio perdoni i gerarchi del Vaticano, i cattolici fondamentalisti e i politici che hanno cinicamente strumentalizzato con ferocia ideologica la tragedia di Eluana e della sua famiglia.

Noi, invece, dobbiamo difendere le libertà di tutti e di ciascuno, di fronte alla minaccia  rappresentata dall’integralismo religioso, dal populismo postfascista e dal leghismo xenofobo.

La gerarchia cattolica, Berlusconi e il populismo fascistoide e la Lega xenofoba e antinazionale sono i vermi che stanno corrodendo la struttura dell’Italia repubblicana e democratica.

Adesso bisogna scegliere; anche l’opposizione parlamentare (PD e IdV) deve scegliere: la libertà di coscienza dei parlamentari non può diventare l’alibi per non assumere impegni trasparenti.





Eluana, Berlusconi e l’opposizione inutile.

9 02 2009

Eluana Englaro, il disegno eversivo della destra,

la ferocia totalitaria dei religiosi e l’inutilità subalterna dell’opposizione (PD e IdV)

Berlusconi non è riuscito a far passare (per la forza di Giorgio Napolitano, vero garante della Costituzione repubblicana) il Decreto contro Eluana (e contro il Presidente della Repubblica e contro la Magistratura e contro il Parlamento), ma è riuscito ad ottenere una via brevissima per l’approvazione di una Legge che fa strame delle libertà individuali, dell’autodeterminazione e delle sentenze già emesse dalla magistratura (ammesso che una simile legge sia costituzionale).

 C’è un evidente accanimento ideologico-religioso contro le libertà individuali, con un tentativo di imporre una “legge religiosa” (in Iran la legge della religione islamica, in Italia la legge della religione cattolica) a tutti gli italiani.

E l’opposizione parlamentare cosa fa? Di Pietro dice che lascerà libertà di coscienza ai suoi parlamentari e Veltroni anche, visto che il PD è spappolato, con vari parlamentari che voteranno con Berlusconi.

Insomma: non c’è un partito di opposizione (tra quelli rappresentati in Parlamento) che abbia fatto una scelta comprensibile e chiara. Per fortuna ci sono i Parlamentari Radicali.

Per non affrontare la questione delle scelte di fine vita (che lacera il suo partito), Veltroni organizza la protesta a difesa della Costituzione repubblicana, presa di mira da Berlusconi.

Protesta giusta, ma ovvia (Veltroni, ormai, fa solo le cose ovvie, per non suscitare divisioni nel suo partito).

Ma una domanda è lecita: che senso ha difendere la Costituzione, se poi non si ha il coraggio di difenderne l’applicazione?

La Costituzione non è una scatola vuota, ma innanzitutto un contenitore di principi e di indirizzi.

Art. 32 della Costituzione italiana “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”