Ha ragione Chiamparino: serve un PD alternativo, non un PD che insegue Fini, Bossi e Casini.
Grande movimento, nel panorama politico italiano: ma ricorda, neanche vagamente, il “tanto rumore per nulla”, in un Paese dalla classe dirigente smemorata.
Adesso che il berlusconismo sembra caduto nella spirale di una crisi irreversibile, il centrosinistra spera di poter ri-partecipare al governo, intanto a un governo di transizione (in realtà velleitario), poi a un governo legittimato dalle urne (oggi per altro improbabile).
Da qualche mese, il PD (D’Alema e Bersani in testa) lancia inutili messaggi al centro di Casini e alla Lega; messaggi diversi, ovviamente, perché Casini e la Lega sembrano (oggi) incompatibili; mentre oggi il PD sembra compatibile con qualsiasi opposizione (reale o possibile) al Cavaliere.
Intanto, dalla rottura tra Fini e Berlusconi, Fini emerge come una sorta di liberatore, una persona libera che non si fa mettere sotto i piedi. Ma è proprio così?
Allora, ricapitoliamo: per il PD Fini è diventato “buono” soprattutto quando ha rotto con Berlusconi, addirittura un interlocutore politico (forse un po’ meno adesso, dopo l’espulsione dal PDL, visto che cerca collaborazione con il Centro di Casini e Rutelli, ovviamente per rendere subalterno il PD). Con Fini, Casini e Rutelli il PD immagina la gestione del post-Berlusconi: ma sembra una velleità, anche perché a condurre il gioco sarebbero i centristi. Il messaggio del PD alla Lega, invece, si basa sull’attuazione del Federalismo, che per altro è uno dei temi di rottura di Fini con Berlusconi e dell’opposizione di Casini al governo (mentre è uno dei rari argomenti di accordo tra la maggioranza Berlusconi-Bossi e l’Italia dei valori). Tutti insieme dovrebbero rifare la legge elettorale (a parte la Lega che non è interessata e l’Italia dei valori e Vendola, che vogliono elezioni subito), ma nessuno dice che legge vorrebbe, né tanto meno che legge potrebbero fare tutti insieme (anche perché alcuni hanno voluto la pessima legge attuale).
In conclusione: nel tatticismo dilagante, non si capisce nulla, se non che alcuni partiti vorrebbero mettersi d’accordo per governare dopo Berlusconi, ma per fare che cosa non si sa. Intanto la sinistra-sinistra è scomparsa; del resto, rappresenta l’apice del conservatorismo, se non della restaurazione.
Per inquadrare bene la strategia del centrosinistra, bisogna ricordare che: la Lega è un partito xenofobo e secessionista, solo strumentalmente federalista; Fini è stato il sostenitore quasi ventennale della leadership di Berlusconi (pur conoscendone il conflitto d’interessi, l’interesse personale e le frequentazioni particolari) e del governo con la Lega, pur conoscendone il carattere secessionista, antiitaliano e xenofobo; infine, Casini con la Lega e Berlusconi ha governato a lungo e ha perfino fatto la pessima legge elettorale in vigore.
E allora, Fini è il liberatore o uno dei responsabili del degrado attuale? E come responsabile non unico del degrado, può utilmente riproporsi come il riformatore, insieme a Casini, rinverginito da un paio d’anni di opposizione? Intanto la Lega – certamente antiitaliana e xenofoba – ha imposto uno dei pochi temi che possono dare una svolta alla storia del nostro paese: quello del federalismo, certamente più importante sul versante fiscale che su quello istituzionale.
Ma i partiti che si apprestano a gestire il post-Berlusconi sapranno portare a compimento il federalismo fiscale?
No, ovviamente, perché sono troppe le contraddizioni che li dividono, e perché questo personale politico negli ultimi vent’anni ha cavalcato tutti i temi senza portare a casa un solo risultato.
Ecco perché ha ragione Chiamparino: il PD deve accettare l’ipotesi di creare una forza coerentemente alternativa, senza tatticismi velleitari e perdenti, con il tempo che serve e un programma chiaro e coerente. Ma anche questa è una velleità, perché il problema del PD sta nel suo vizio di origine, cioè nell’assemblaggio di ciò che restava della DC e del PCI: e questo assemblaggio ha prodotto un partito da “governo di emergenza”, non da “alternativa di governo”. Forse il berlusconismo è in crisi, ma il dopo ancora non si vede.
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