Io sto con Monti.

21 01 2012

Nell’Italia delle lobbyes, delle corporazioni, dei partiti e dei sindacati, oggi io sto con Monti.

Mi pare strano che i partiti che gli hanno votato la fiducia e dovrebbero sostenerlo, facciano invece finta di nulla.

Che si svegliono i cittadini: corporazioni, lobbyes, partiti e sindacati ci hanno portato sull’orlo del precipizio.





Foto-ricordo democratica (a Treviso)

30 05 2011

Treviso. Il PD è il primo partito in città. Bene.

Non lo ho votato, ma penso che senza il PD non si vada da nessuna parte.

Ma la Lega sta sotto dello 0,8%, e sommata a Razza Piave (la lista del Presidente leghista Muraro, che ha preso il 5,56%) passa sopra di oltre il 4%.

Per questo ricordo che:

  1. qualcuno del PD aveva denunciato la lista Razza Piave per razzismo (accusa per altro ridicola); ora quel qualcuno dovrebbe ringraziare proprio Razza Piave, perché se quella lista fosse stata esclusa, il primo partito in città sarebbe (come forse è) la Lega;
  2. il centrosinistra perde Montebelluna (dove la Lega ha candidato una persona per bene);
  3. il centrosinistra non va al ballottaggio ad Oderzo

Per carità, si può anche cantare vittoria; e in effetti il centrosinistra in città ha fatto complessivamente un buon risultato, recuperando il terreno perduto, ma è ancora un centrosinistra senza progetto, lo stesso di sempre, che si accontenta di essere sopravissuto, e non fa le battaglie per vincere, ma per la conta interna allo schieramento.

Non a caso in giro per la città adesso compare il manifesto con la foto ricordo.

Ora, tenuto conto dei risultati in alcune importanti città  (Milano, Torino, Bologna: qui sì, c’è davvero da festeggiare …), dove i candidati scelti con le “primarie” vincono alla grande, e di quelli di Napoli, dove viene sonoramente sconfitto il candidato imposto contro la volontà delle primarie … forse è il caso di cercare modelli altrove e di fare progetti a scadenze medio-lunghe.

Piuttosto che sperare che la Lega perda da sola (come sta facendo Berlusconi, che se fosse più saggio potrebbe trovare l’alternativa a se stesso nel centrodestra, invece che portare tutti nel baratro), sarebbe meglio preparare un’alternativa possibile. Che oggi non c’è.

Insomma, sarebbe bello pensare di poter vincere, una volta.





Referendum sull’acqua: oltre la demagogia.

20 05 2011

Referendum sull’acqua: chi pensa di vincere a colpi di demagogia,

magari ce la farà; questa è l’Italia: Berlusconi, Grillo, Di Pietro… e gli altri… dietro.

Ma per capire i termini reali della questione,

meglio leggere questo intervento su lavoce.info (link)





Pochezze trevisane.

9 03 2011

La Lega è forte, Gentilini il suo Profeta e De Poli il Principe.

E la Sinistra di Treviso

(con il suo sterile e ripetitivo movimentismo senza progetto)

spiega perché ciò è potuto accadere.

1. Da Il Gazzettino (.it)

La sinistra a Ca’ Spineda: «Eccovi le chiavi di Treviso»
  
TREVISO – (P. Cal.) Una chiave enorme, in cartone e ricoperta di carta argentata, da consegnare a chi decide il futuro della città: Cà Spineda e il presidente della Fondazione Cassamarca Dino De Poli. È la feroce provocazione messa in atto dalla Sinistra Trevigiana e dall’associazione Un’Altra Treviso che ieri mattina, capeggiate da Nicola Atalmi e Luigi Calesso, si sono presentate davanti al portone della Fondazione per depositare il singolare dono direttamente nelle mani del presidente. Che di sabato non c’è, quindi si sono dovuti accontentare di un usciere.
      «Consegniamo le chiavi della città alla Fondazione perché ormai qui si prendono tutte le decisioni, basta vedere cosa sta accadendo per l’ex distretto e l’ex tribunale – dicono Atalmi e Calesso – De Poli decide e Gobbo, assieme alla giunta, ratifica. Proporremo di trasferire a Cà Spineda anche la sede della commissione urbanistica. Ci chiediamo poi se lo statuto della Fondazione consente le vere e proprie speculazioni immobiliari che si sono svolte in questi anni e che stanno prendendo forma in queste settimane». Calesso ha anche rivolto un appello-provocazione ai commercianti: «Che vengano pure qui a consegnare le chiavi dei loro negozi che sono costretti a chiudere o a trasferire perché il centro storico, dopo l’Appiani, va morendo».

2. da La Tribuna (.it)

I Carciofi a Gentilini.

l'8 marzo, c'era chi non aveva di meglio da fare, per festeggiare le donne.





E queste sono quelle che sappiamo…

18 01 2011

Berlusconi deve dimettersi.

Non può rappresentare l’Italia di Dante, Machiavelli, Leonardo, Michelangelo, Vivaldi, Verdi, Mazzini, Manzoni, Cavour, Leopardi, Croce, Einaudi, Giovanni XXIII,

né quella dei semplici cittadini che rispettano e amano il loro paese.

 





Dopo Berlusconi: la sinistra impreparata.

5 08 2010

Ha ragione Chiamparino: serve un PD alternativo, non un PD che insegue Fini, Bossi e Casini.

Grande movimento, nel panorama politico italiano: ma ricorda, neanche vagamente, il “tanto rumore per nulla”, in un Paese dalla classe dirigente smemorata.

Adesso che il berlusconismo sembra caduto nella spirale di una crisi irreversibile, il centrosinistra spera di poter ri-partecipare al governo, intanto a un governo di transizione (in realtà velleitario), poi a un governo legittimato dalle urne (oggi per altro improbabile).

Da qualche mese, il PD (D’Alema e Bersani in testa) lancia inutili messaggi al centro di Casini e alla Lega; messaggi diversi, ovviamente, perché Casini e la Lega sembrano (oggi) incompatibili; mentre oggi il PD sembra compatibile con qualsiasi opposizione (reale o possibile) al Cavaliere.

Intanto, dalla rottura tra Fini e Berlusconi, Fini emerge come una sorta di liberatore, una persona libera che non si fa mettere sotto i piedi. Ma è proprio così?

Allora, ricapitoliamo: per il PD Fini è diventato “buono” soprattutto quando ha rotto con Berlusconi, addirittura un interlocutore politico (forse un po’ meno adesso, dopo l’espulsione dal PDL, visto che cerca collaborazione con il Centro di Casini e Rutelli, ovviamente per rendere subalterno il PD). Con Fini, Casini e Rutelli il PD immagina la gestione del post-Berlusconi: ma sembra una velleità, anche perché a condurre il gioco sarebbero i centristi. Il messaggio del PD alla Lega, invece, si basa sull’attuazione del Federalismo, che per altro è uno dei temi di rottura di Fini con Berlusconi e dell’opposizione di Casini al governo (mentre è uno dei rari argomenti di accordo tra la maggioranza Berlusconi-Bossi e l’Italia dei valori). Tutti insieme dovrebbero rifare la legge elettorale (a parte la Lega che non è interessata e l’Italia dei valori e Vendola, che vogliono elezioni subito), ma nessuno dice che legge vorrebbe, né tanto meno che legge potrebbero fare tutti insieme (anche perché alcuni hanno voluto la pessima legge attuale).

In conclusione: nel tatticismo dilagante, non si capisce nulla, se non che alcuni partiti vorrebbero mettersi d’accordo per governare dopo Berlusconi, ma per fare che cosa non si sa. Intanto la sinistra-sinistra è scomparsa; del resto, rappresenta l’apice del conservatorismo, se non della restaurazione.

Per inquadrare bene la strategia del centrosinistra, bisogna ricordare che: la Lega è un partito xenofobo e secessionista, solo strumentalmente federalista; Fini è stato il sostenitore quasi ventennale della leadership di Berlusconi (pur conoscendone il conflitto d’interessi, l’interesse personale e le frequentazioni particolari) e del governo con la Lega, pur conoscendone il carattere secessionista, antiitaliano e xenofobo; infine, Casini con la Lega e Berlusconi ha governato a lungo e ha perfino fatto la pessima legge elettorale in vigore.

E allora, Fini è il liberatore o uno dei responsabili del degrado attuale? E come responsabile non unico del degrado, può utilmente riproporsi come il riformatore, insieme a Casini, rinverginito da un paio d’anni di opposizione? Intanto la Lega – certamente antiitaliana e xenofoba – ha imposto uno dei pochi temi che possono dare una svolta alla storia del nostro paese: quello del federalismo, certamente più importante sul versante fiscale che su quello istituzionale.

Ma i partiti che si apprestano a gestire il post-Berlusconi sapranno portare a compimento il federalismo fiscale?

No, ovviamente, perché sono troppe le contraddizioni che li dividono, e perché questo personale politico negli ultimi vent’anni ha cavalcato tutti i temi senza portare a casa un solo risultato.

Ecco perché ha ragione Chiamparino: il PD deve accettare l’ipotesi di creare una forza coerentemente alternativa, senza tatticismi velleitari e perdenti, con il tempo che serve e un programma chiaro e coerente. Ma anche questa è una velleità, perché il problema del PD sta nel suo vizio di origine, cioè nell’assemblaggio di ciò che restava della DC e del PCI: e questo assemblaggio ha prodotto un partito da “governo di emergenza”, non da “alternativa di governo”. Forse il berlusconismo è in crisi, ma il dopo ancora non si vede.





Il 5% di Calderoli: la beffa leghista.

16 05 2010

Il 5% sullo stipendio dei politici?

La beffa leghista, e tutti sono d’accordo.

Mentre il governo ci prepara una manovra economica molto pesante che colpirà chi è facile colpire, cioè i dipendenti pubblici, i pensionandi e i pensionati, il leghista Calderoli propone di tagliare gli stipendi dei politici del 5%; tutti i politici sono d’accordo; Di Pietro, addirittura, vuole la paternità della proposta.

Si sentono tutti già degli eroi, e dimenticano che la loro parte è quella degli Sceriffi, non quella dei Robin Hood.

Ebbene, posso dire che non sono d’accordo? Gli stipendi dei politici vanno tagliati minimo minimo del 30 per cento. Assieme al taglio dello stipendio vanno eliminati i privilegi (che, sono certo, noi comuni mortali conosciamo solo in parte).

E la buonuscita (se proprio ci deve essere) va calibrata sullo stipendio medio di un dipendente pubblico, come la pensione; ma sarebbe meglio che un politico avesse anche un lavoro suo personale, tanto da non essere costretto a fare il parlamentare a vita.

Ecco potrebbe essere così: a chi viene eletto in Parlamento viene assicurato un lavoro da dipendente pubblico, se non ce l’ha, con il quale si costruirà la pensione. Così, “per essere vicini alla gente”, e per poter contribuire davvero al risanamento dell’Italia.

Poi, bisognerebbe ridurre il finanziamento pubblico ai partiti e ai giornali di partito; per esempio, bisognerebbe tagliare il finanziamento ai partiti che hanno avuto degli eletti nel 2006, che prenderanno il finanziamento fino 2011, sommandolo a quello della legislatura iniziata nel 2008. E speriamo che non si torni a votare, sennò prendono i finanziamenti tre volte.

Per concludere: risparmieranno sugli stipendi dei dipendenti pubblici, sulle liquidazioni e sulle pensioni, lo faranno perché sanno farlo, e forse è necessario che qualcuno paghi subito, per dare un futuro a questo Paese, visto che i tempi si sono fatti stretti; ma la riduzione del 5% degli stipendi dei politici proposta da Calderoli no, per piacere: il danno lo conosciamo, risparmiateci almeno la beffa.





Bipolarismo a rischio

28 04 2010

Berlusconi, Lega, PD, Socialisti, Sinistra-Sinistra

Bipolarismo a rischio

Nel duello Berlusconi-Fini, qualche giorno fa si è inserito Bersani, lanciando il suo “appello per la Repubblica” e rivolgendosi al centro dell’UDC, alla sinistra-sinistra e addirittura a Fini; poi, di fronte alle aperture di Berlusconi per riforme condivise, ha detto che il premier è inattendibile e con lui non si faranno riforme; nei confronti di Bersani ha espresso subito il suo apprezzamernto Di Pietro, che gli ha dato il benvenuto tra gli oppositori “a priori”.

 Nel complesso interessa poco sapere cosa pensi Bersani delle intenzioni del Cavaliere: Berlusconi va misurato sui fatti, piuttosto che sulle intenzioni; più interessante sarebbe sapere quali riforme istituzionali abbia in mente Bersani, a partire dalla legge elettorale, che certamente è la madre di tutte le riforme.

 Su questo punto, è venuto il momento di lanciare un allarme per il rischio che corre il sistema dell’alternanza.

 Negli anni ’90, in piena crisi politica (crollo del comunismo, tangentopoli, sbando dei partiti tradizionali, successo della Lega), pareva che la fuoruscita dal sistema proporzionale (con le sue conseguenze: moltiplicazione dei partiti e governi deboli e brevi, debito pubblico fuori controllo) potesse essere aiutata dall’adozione di un sistema elettorale uninominale e maggioritario; su questa aspettativa si basò la stagione referendaria, e non a caso quei referendum raggiunsero il quorum: i cittadini pretendevano una maggiore responsabilizzazione dei politici e degli eletti.

 In realtà, dopo i referendum il sistema dei partiti adottò le contromisure: venne approvata una legge elettorale che – con la quota proporzionale – garantiva la continuità con il sistema precedente, e vennero approvate modalità di finanziamento (dei gruppi parlamentari, dei partiti e dei giornali di partito) che spinsero ad un’ulteriore frammentazione.

Tuttavia (grazie anche alle nuove condizioni internazionali) si aprì anche in Italia una stagione dell’alternanza, e la sinistra (anche nella sua componente comunista e postcomunista) ha potuto governare il Paese.

 Ma quel sistema non piaceva ai partiti, perché (nonostante il potere conservatore della quota proporzionale), dava nuovo ruolo ai cittadini e rendeva controllabili gli eletti, legandoli in modo preciso agli elettori del territorio a cui chiedevano il voto.

 Finalmente, con il governo Berlusconi e con l’impegno fondamentale di Casini e Follini, si riuscì ad approvare una pazzesca legge proporzionale con premio di maggioranza a liste bloccate e soglia di sbarramento, che ha messo il Parlamento sotto la tutela dei segretari dei maggiori partiti.

 Oggi si dice che questa legge deve essere superata, ma c’è il rischio che si metta la pietra tombale sul sistema dell’alternanza, infatti gli orientamenri della Lega, di Berlusconi, di una parte del PD (a partire da D’Alema), per non dire della sinistra-sinistra (comunisti e socialisti), è di restare in ambito di legge proporzionale, solo introducendo la preferenza.

Questo ritorno all’antico viene giustificato con il fallimento del bipolarismo italiano, che in realtà è il fallimento voluto dalle oligarchie dei partiti.

 Viste le premesse, è necessario lanciare un allarme sui rischi che si aprono.

Il sistema proporzionale è fatto per premiare i partiti, i loro inamovibili gruppi dirigenti e i loro asfittici meccanismi falsamente democratici, e di fatto mette fuori gioco gli elettori; la preferenza, in questo quadro, non è altro che la foglia di fico, visto che anche le preferenze vengono organizzate dall’alto, al punto da rendere solo formale la scelta dell’elettore.

Ecco perché il sistema elettorale maggioritario uninominale, l’introduzione della pratica delle primarie, un sano bipolarismo e il sistema dell’alternanza possono ancora essere utili all’Italia; e saranno utili anche alla sinistra (oggi fuori gioco), se il suo obiettivo sarà quello di governare il Paese, piuttosto che quello di vedere garantito un posto in Parlamento (o nel sottobosco del potere) ai suoi ancora molti segretari e funzionari.





Veneto: qualche dettaglio sul voto.

18 04 2010

Analisi del voto in Veneto:

1. chiunque può vedere i risultati delle liste (e dell’illusione ottica rappresentata dalle preferenze);

2. ma non tutti conoscono questi dati (ricerca IPSOS):

- giovani: 7 su 100 hanno votato PD; 23 su 100 hanno votato Lega;

- operai: 9,5 su 100 hanno votato PD; 21 su 100 hanno votato Lega;

- disoccupati: 6,5 su 100 hanno votato PD; 15,7 su 100 hanno votato Lega.

Quelli che hanno votato per la sinistra-sinistra sono un’infima minoranza.

Questa è la realtà, nel Veneto; probabilmente in larga parte del Nord è così, o quasi; temo che sia la direzione intrapresa anche sotto il Po.

I dirigenti politici di tutti i partiti (anche in sede locale, non solo a Roma) non hanno saputo capire per tempo quanto stava accadendo; quello che è peggio, è che non lo capiscono neanche adesso, e pensano alla riscossa dicendo le stesse cose che li hanno portati alla catastrofe: penosi.

Il nuovo rapporto con il territorio è fondamentale, ma non è una chiacchiera, richiede di ripensare l’assetto istituzionale.

A meno ché non si voglia aspettare che “passi la nottata”, alleandosi intanto con l’UDC e con Fini, e sempre aspettando un qualche accordo con la Lega.

In fondo, in questi anni è andata così, anche qua, nel Veneto: non si è mai saputo-voluto puntare su una credibile proposta alternativa dialogando con il “popolo”, ma sempre e solo sull’accordicchio di segreteria, dialogando con un ceto politico sempre più autoreferenziale.

I risultati nel Veneto (liste più importanti)

Candidati presidente e liste     Voti  %  Seggi Voti  %  Seggi  
ZAIA LUCA LISTINO REGIONALE 2010 1.528.382 60,15 6        
      LEGA NORD         788.581 35,15 18  
      IL POPOLO DELLA LIBERTA’         555.006 24,74 13  
      ALLEANZA DI CENTRO-DEMOCRAZIA CRISTIANA         18.115 0,80 -  
      Totale         1.361.702 60,70 31  
BORTOLUSSI GIUSEPPE BORTOLUSSI PRESIDENTE   738.763 29,07 1        
      PARTITO DEMOCRATICO         456.309 20,34 14  
      DI PIETRO ITALIA DEI VALORI         119.396 5,32 3  
      RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA – COM.ITALIANI         35.028 1,56 1  
      SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’-PSI         27.578 1,22 -  
      IDEA-NUCLEARE NO GRAZIE         15.097 0,67 -  
      LIGA VENETO AUTONOMO         4.390 0,19 -  
      Totale           657.798 29,32 18
DE POLI ANTONIO ALLEANZA VENETO 162.236 6,38 -        
      UNIONE DI CENTRO         110.417 4,92 3  
      UNIONE NORD EST         34.697 1,54 1  
      Totale           145.114 6,46 4
BORRELLI DAVID MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT   80.246 3,15 -        
      MOVIMENTO 5 STELLE BEPPEGRILLO.IT         57.848 2,57 -  




Chi si opporrà all’integralismo clericale della Lega? E come?

1 04 2010

 Tutto diventa più chiaro: i primi atti dei presidenti leghisti delle regioni del Nord indicano con precisione la strada da percorrere: il federalismo a parole, il clericalismo negli atti. E questo clericalismo si esprime nei modi violenti graditi alle gerarchie religiose: utilizzare il dolore e la sofferenza per sottomettere i deboli e punire chi vuole resistere.

La volontà manifestata da Cota e Zaia, a due giorni dalla vittoria elettorale della destra, di impedire il ricorso alla pillola del giorno dopo (la RU486) sembra una sorta di ringraziamento riconoscente alle gerarchie cattoliche.

Questa intransigenza clericale, completa il quadro di regresso politico-culturale: una politica controllata dai segretari dei partiti, un sistema politico basato sulla cooptazione, un sistema di sottogoverno basato sulle clientele o sulla fedeltà politica, una morale controllata dalla Chiesa, informazione controllata dal monopolista che ci governa.

E’ del tutto evidente che su questo piano la Lega si dimostra molto più integralista del PDL, e tenta di forzare i sentimenti laici diffusi nella popolazione, senza distinzione di collocazione politica, come ha bene dimostrato le vicenda di Eluana Englaro e la battaglia sul testamento biologico.

Non a caso l’integralismo è totalitario: contro la laicità, contro la tolleranza, contro l’integrazione. La laicità, quindi, deve diventare un terreno di confronto aperto, trasparente e coraggioso con la destra clericale e illiberale; le incertezze possono e devono essere abbandonate: visto che c’è uno schieramento clericale, i clericali sanno dove andare.

Ma la battaglia per la laicità sarà sconfitta se resterà ideologica e se non sarà in grado di proporre un progetto politico-culturale alternativo e credibile. Infatti non solo di laicità vive un progetto di governo che abbia la vista lunga e voglia proporsi come “maggioritario”: servono anche un bipolarismo efficace, liberalizzazioni che diano efficienza alla gestione dei servizi, rispetto della divisione dei poteri ma garanzie al reciproco controllo, eliminazione dei privilegi della “casta politica” di governo e sottogoverno, nuovo “stato sociale”. Almeno.

Di progetti balbettanti o sbilanciati su un unico versante (laicità, giustizialismo, antiberlusconismo, neostatalismo, pansindacalismo, egualitarismo, antipolitica ecc.) siamo pieni, ma non hanno prodotto nulla. E’ rischioso? Sì.