Lega e sicurezza a Treviso: l’abisso tra le parole e i fatti.

8 01 2008

Una cosa, la Lega aveva promesso ai suoi elettori e ai cittadini di Treviso:
la sicurezza. Ed è la stessa promessa che Gentilini continua a sbandierare a
destra e a sinistra, con il contorno fascistoide di xenofobia, omofobia e
intolleranza culturale e religiosa.

Eppure periodicamente i fatti (qualche settimana fa l’aggressione in viale
Monfenera, adesso quella in Piazza Vittoria) smentiscono la politica leghista:
la Lega non ha garantito maggiore sicurezza; ha semplicemente cercato di
spostare i problemi, ma ha certo raggiunto l’obiettivo di far aumentare la
paura e l’inquietudine tra i cittadini.

Nulla di ciò che può servire è stato fatto e portato a conoscenza dei
cittadini: non c’è una mappa del rischio; non c’è una mappa della tipologia
dei rischi; non c’è un piano organico di interventi infrastrutturali; non c’è
una strategia di “controllo sociale ambientale” (coinvolgendo le associazioni
operanti nel territorio); non c’è nemmeno una strategia della “polizia
locale”, fino all’altro giorno sotto-organico.
Manganelli, pistole e ronde: tutto per una foto sui giornali.

Ma non stupisce che la Lega e Gentilini continuino, ormai ridicolmente, a
farsi paladini della sicurezza con toni sempre più patibolari: non sanno fare
altro; stupisce, piuttosto, che dopo questi fallimenti ci sia ancora chi è
disposto a dare loro credito.

Eppure, guardiamola, questa città: ha aggravato i suoi problemi strutturali
(rifiuti, fognature, traffico, inquinamento), non ha affrontato i problemi
sociali (stranieri, anziani, giovani, famiglia), ha delegato all’esterno la
cultura; ha aumentato tutte le entrate possibili, a partire dalle tasse.
L’amministrazione leghista di Treviso è famosa in Italia ed Europa solo per
l’uscita sulle SS di Bettio, per quelle sulla “pulizia etnica dei culattoni” e
sui “vagoni piombati” di Gentilini; oggi si aggiunge anche l’appello degli
Ultras del calcio al rapitore ed assassino.
Non c’è un argomento serio su cui i nostri amministratori siano interpellati.

Abbiamo visto violenza verbale e volgarità, con una sistematicità che dovrebbe
impressionarci, in una città che troppo ha digerito e sopportato, e che invece
dovrebbe rompere con chi pretende di usare impunemente il linguaggio  della
deriva asociale.

Da quando c’è la Lega, Treviso non è “più sicura”; è solo più impaurita, e
forse vuole  credere a chi urla di più.
Ma davvero le classi dirigenti cittadine sono così sprovvedute? O hanno
qualcosa da guadagnare con un governo cittadino imbelle, come si sta
dimostrando quello attuale?

Sempre più grave appare anche la pochezza della politica, incapace di dare
alla città un progetto di sviluppo e di sicurezza.
Questo è il tentativo in cui noi siamo impegnati.

Giampaolo Sbarra


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