Il razzismo di Almirante e quello degli altri.
Il razzismo di Giorgio Almirante è indubbiamente insopportabile e indimenticabile: difficile ricordare questo politico con una targa, senza menzionare il suo razzismo, magari sulla medesima targa: proprio per non dimenticare da dove arriva questa precaria democrazia, e cos’è stata l’Italia e cosa sono stati gli italiani, e cosa non dovrebbe più accadere. Ma sul futuro confesso di avere qualche dubbio, anche perché la classe politica ha messo di essere “dirigente”, ma è diventata “diretta” dagli umori popolari. E non riesco a dimenticare cosa pensava Pier Paolo Pasolini dell’Italia (il popolo più analfabeta e la borghesia più ignorante d’Europa) e dell’uomo medio (un mostro: razzista, colonialista, qualunquista …).
Ma tornando all’Almirante del 1942, ricordato giustamente dall’On. Fiano del PD per capire di chi si sta parlando, forse bisognerebbe anche ricordare che qualche anno prima, nel 1938, era stato pubblicato il Manifesto della razza.
Tra le adesioni a detto manifesto, oltre a quella di Giorgio Almirante ho trovato anche questi nomi: Giorgio Bocca, Gabriele De Rosa, Amintore Fanfani, Agostino Gemelli, Luigi Gedda, Giovannino Guareschi, Mario Missiroli, Romolo Murri, Enzo Santarelli, Furio Scarpelli.
E’ un errore, sono gli stessi che conosco io, o sono casi di omonimia? Ovviamente, solo per capire da dove veniamo e dove affondano le radici di questa Repubblica.
Dopodiché se vogliono intitolare una strada ad Almirante e una piazza a Craxi, resto scettico, perché non mi pare che se ne senta la necessità.
Tornando ad Almirante, non credo che una logica antifascista da dopoguerra – che in troppi non capiscono più – ci porti molto lontano.
E allora sulla eventuale targa per Almirante si scriva “Aderente al Manifesto della razza. Pentito troppo tardi”; per altri, solo “Pentito” o “Non pentito”; per altri ancora “Pentito e Riscattato”.
Infine: quando comincerà una discussione seria sull’antifascismo del Terzo Millennio? Perché di questo passo, l’antifascismo rischia di diventare una questione da vecchi e da nostalgici o un semplice pregiudizio o un pretesto per la battaglia politica.
Non è un errore.
Giorgio Bocca, Gabriele De Rosa, Amintore Fanfani, Agostino Gemelli, Luigi Gedda, Giovannino Guareschi, Mario Missiroli, Romolo Murri, Enzo Santarelli, Furio Scarpelli c’erano tutti.
Ed in buona compagnia.
Ti aggiungo:
Curzio Malaparte,
Giuseppe Osella (quello che dette il nome alla brigata partigiana),
Eugenio Scalfari ( “Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine “razza”, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti”… “la razza può considerarsi come un termine intermedio tra l’individuo e la specie, cioè fra due termini opposti, intendendo la specie, nel suo significato biologico, come la somma di tutti gli individui capaci di dare fra loro incroci fecondi”),
Ignazio Silone
e molti, molti altri.
Persino Togliatti con 62 dirigenti del PCI ebbe a dire (e a sottoscrivere) nel 1936:
“Noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori”