Dopo Chianciano 2

17 06 2008

“Dopo l’assemblea dei MILLE di Chianciano”

L’incontro del 14-15 giugno.

 

Cari amici, come annunciato, vi faccio una breve relazione sul 2° incontro del “Dopo Chianciano”, svoltosi a Roma, nella sede dei Radicali, il 14 e 15 giugno.

Incontro, premetto subito, molto interessante, che ha posto le basi per continuare le attività, uscendo dalle premesse general-generiche, peraltro necessarie per stabilire un punto di partenza dopo la sconfitta elettorale di aprile.

 

Erano presenti esponenti di Radicali Italiani (compresi i parlamentari, anche europei), Partito Democratico, Partito Socialista, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica, Verdi, CGIL, Partito Liberale, Repubblicani Liberali, Giovani Socialisti.

Tra le persone, ricordo Marco Pannella, Emma Bonino, Mauro Del Bue, Rita Bernardini, Cesare Salvi, Pasqualina Napoletano, Marco Boato, Luigi Manconi, Francesco Mosca, Alberto Benzoni, Enzo Marzo, Gianni Cuperlo, Ignazio Marino, Elettra Deiana e molti altri (credo una sessantina di persone).

 

L’incontro è stato aperto da una relazione di Mauro Del Bue, che ha proposto alcune questioni:

  1. la crisi istituzionale europea ed italiana;
  2. la necessità di riforme istituzionali e della legge elettorale (in quale direzione?);
  3. la “forma-partito”, tenuto conto della deriva leaderistica in atto; cos’è avvenuto in Italia, si è chiesto, visto che il panorama politico è sconvolto, mentre in Europa ci sono i partiti di sempre?
  4. la crisi della democrazia in Italia: leaderismo, partiti senza congressi, parlamentari scelti dalle segreterie di partito;
  5. degrado (dissacrazione) della tradizionale forma-partito: nei partiti resta solo il tesseramento, uguale a una volta (la “monotessera”);
  6. la stagione dei congressi dei partiti: è un ritorno indietro, o c’è spazio per immaginare un nuovo soggetto politico? E, se sì, con quali caratteristiche?
  7. Conflitti nel PD: quale esito avranno? Quali rapporti tenere?
  8. Di Pietro: il suo rafforzamento e le incertezze del PD;
  9. confronto sui temi economico-sociali;
  10. necessità di un coordinamento stabile.

 

Cesare Salvi: ha sottolineato l’ulteriore degrado della democrazia in Italia, della qualità della democrazia; stato di diritto e libertà individuali vengono messi in dubbio della deriva “securitaria”; tutto deve avvenire sulla base di “efficienza e funzionalità”.

Restano aperte molte questioni:

  1. federalismo fiscale: quanto costa?
  2. legge elettorale per le Europee: quale soglia, e perché, e per chi?
  3. questione istituzionale: bicameralismo ecc.
  4. spartizione RAI;
  5. legge elettorale nazionale: dubbi di costituzionalità sull’attuale; serve una battaglia per l’uninominale;
  6. attuazione art. 49 della Costituzione;
  7. questione morale-questione penale.
  8. Quale strumento serve per affrontare queste problematiche?

 

Marco Boato: apprezzamento per l’assemblea dei Mille di Chianciano: unico momento di dibattito aperto e franco; bisogna continuare questa iniziativa.

Poiché molti hanno citato l’intervento di Bertinotti, ritiene che non sia utile l’uso della categoria di REGIME; preferisce il concetto di “democrazia autoritaria con consenso di massa”.

Invita a non assumere atteggiamento conservatori, per resistere a questa “democrazia autoritaria” (ad esempio su questioni istituzionali).

Nota che sono scomparse importanti forze politiche (dal Parlamento), ma non basta un generico appello alla casa comune; e sottolinea la situazione esplosiva nel PD (per questo non vogliono affrontarla).

Come fare opposizione per rientrare in Parlamento? Con questa opposizione si resterà all’opposizione per decenni.

 

Cuperlo: riflette sull’accelerazione che ha portato al PD e alle elezioni e segnala la volontà di approfondire io senso del “partito a vocazione maggioritaria”.

 

Alberto Benzoni: no al ritorno ai piccoli partiti e alle piccole identità (anche socialista); dal “Dopo  Chianciano” deve arrivare un appello ai vari partiti in fase congressuale, per avviare una grande prospettiva, aperta ecc.

 

Luigi Manconi: sottolinea la carenza e le arretratezze del PD (del resto, ribadisce che per lui il partito è niente più che uno strumento). Bisogna rendere vivo e attivo il PD e continuare l’esperienza di Chianciano con il Coordinamento e un’Agenda delle priorità.

 

Marco Pannella: in vari interventi sottolinea due questioni: 1. la disponibilità di molti a proseguire l’esperienza di Chianciano; 2. la necessità della doppia-tripla tessera come espressione della libertà di associazione, in tempi di restaurazione dei vecchi partiti; e accenna all’esperienza dei Radicali (l’unico partito rimasto, nel rimescolamento generale).

 

Emma Bonino: sottolinea la necessità di lavorare sulla comunicazione e sull’informazione; la stagione dei Congressi non deve portare ad un ritorno agli ovili; no al pensiero unico; bisogna trovare la sede per affrontare i problemi aperti: opzione federata? No al partito-chiesa. In riferimento al mio intervento (cfr. più avanti), dice di non comprendere la questione dei territori.

 

Pasqualina Napoletano: si sofferma su alcuni temi: l’immigrazione e la crisi dell’Europa. Bisogna evitare la nazionalizzazione della politica. Dà la disponibilità a far parte di un Coordinamento.

 

Sergio D’Elia: abbiamo posto le basi per un nostro stare assieme, superando il partito unico (monotessera), partito etico.

 

Ci sono stati molti interventi interessanti, tra cui quelli di Francesco Mosca (Giovani Socialisti), dei Proff. Oreste Massari e Franco Patrono.

 

Io, intervenendo dopo Cuperlo, ho detto in sintesi:

  1. al concetto di “regime” preferisco quello di “democrazia autoritaria basata su un consenso di massa”: concetto che ci pone il problema del consenso perduto e da riconquistare; bisogna uscire dai discorsi autoreferenzali (magari basati sulle stesse analisi che ci hanno portato alla sconfitta) e passare ad affrontare problemi sociali ed economici;
  2. non basta inseguire il governo (governo-ombra; sinistra pavloviana), e non bastano le battaglie sui principi (diritti civili, riforme istituzionali);
  3. bisogna affrontare le questioni aperte tra i cittadini: sicurezza, federalismo fiscale, regionalismo, liberalizzazioni e privilegi della “casta”, sburocratizzazione e delegiferazione, scuola e formazione, rapporto con il sindacato…
  4. serve un progetto politico-culturale-economico per portare su un altro piano la discussione e il rapporto con l’opinione pubblica; un progetto non conservatore (richiamando Boato);
  5. per fare questo serve uno strumento politico plurale, che colleghi: forze politiche, associazioni, territori;
  6. importanza di portare il “Dopo Chianciano” in periferia, dove il dibattito langue, in attesa delle decisioni nazionali.

 

I lavori si sono conclusi con:

1. l’individuazione di un gruppo di convocatori: Mauro Del Bue, Marco Pannella, Pasqualina Napoletano;

2. la formazione di un gruppo di lavoro che deve preparare alcuni contenuti per il nuovo incontro previsto per il 12-13 luglio: Salvi, Boato, Cappato, Manconi, Deiana.

 

La registrazione audio-video della “due giorni” (e di tutti gli interventi) è in internet nel sito di Radio Radicale (www.radioradicale.it) e di Radicali Italiani (www.radicali.it).

 

Nota finale: alla fine dei lavori, Emma Bonino mi ha chiesto di fermarmi qualche minuto per approfondire la questione dei territori; mi ha fatto molto piacere, che la questione non sia passata inosservata; io ho detto la mia, ma sarebbe necessaria una bella e approfondita riflessione su questo tema, in modo da rendere chiara la questione dei “territori” e del loro rapporto con il Centro:

  1. quale forma-partito, per valorizzare i territori e un ceto politico espressione del territorio, in una struttura di partito “nazionale”, senza che prevalga il rispetto del centralismo, magari in vista di una possibile cooptazione da parte del gruppo dirigente nazionale-centrale?
  2. quale rapporto tra ceto politico locale, cittadini e strutture politiche nazionali?
  3. quali problemi devono essere affrontati prioritariamente del governo centrale (e come) in relazione ai territori (e al nostro territorio), per far fronte alla deriva localistica e xenofoba, lesiva dei diritti individuali di libertà?

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