Fecondazione artificiale e Testamento biologico:
affidarsi alla Corte Costituzionale e ai tribunali, invece che al Parlamento?
I pregi del sistema liberaldemocratico e le paure dei partiti politici.
Per nostra fortuna la Corte Costituzionale ha rimediato alle perversioni della legge sulla fecondazione assistita approvata dal Parlamento e difesa dalla Conferenza episcopale con l’intervento diretto contro il referendum abrogativo.
In questi anni, diversi tribunali si erano pronunciati in più occasioni a difesa dei diritti delle donne e della loro salute, contro gli obblighi imposti dalla legge 40 (produzione di massimo 3 embrioni con relativo impianto, e divieto di analisi sulla salute degli embrioni): adesso è fatta definitiva chiarezza, e sarebbe bene che il Parlamento si adeguasse. Ma non pare che “questo” Parlamento abbia voglia di rimediare.
Come nel caso del testamento biologico e di Eluana Englaro, ciò che non sa fare il Parlamento, devono fare i cittadini appellandosi ai giudici; ma in Italia c’è anche di peggio, perché da qualche anno sui temi etici il nostro Parlamento è solito intervenire in modo “non laico”, diventamdo interprete di un’etica religiosa che di fatto garantisce solo una minoranza di cittadini, obbligando la stragrande maggioranza a subire il diktat religioso; oltre tutto, per obbedire a una logica confessionale, le leggi approvate (o in via di approvazione) contengono norme pericolose per la salute e lesive del principio di autodeterminazione della persona.
Ma il vantaggio di vivere in un sistema politico liberal-democratico e di avere una Costituzione avanzata, è proprio questo: che vi sono gli strumenti del riequilibrio istituzionale e di garanzie del rispetto dei diritti fondamentali della persona. Bisogna fare molta attenzione, qundi, ai cambiamenti della Costituzione di cui si comincia a parlare.
Relativamente alla proposta di legge in discussione sul testamento biologico (proposta ideologica e confessionale, che si annuncia come lesiva della libertà di scelta dell’individuo), dopo la pronuncia della Consulta sulla legge 40, conviene che il Parlamento si prenda una pausa di riflessione, ma se la componente “fondamentalista”, presente anche nel PD, pretenderà che tale legge venga approvata, il nostro sforzo fondamentale dovrà andare – prima che in direzione di un referendum che con difficoltà raggiungerà il quorum per il prevedibile durissimo intervento politico dei Vescovi – in direzione della vanificazione della legge stessa.
La vanificazione può essere ottenuta inviando il proprio testamento biologico al Sindaco, affinché – al momento opportuno – il Tribunale abbia perfetta consapevolezza delle volontà individuali: allora sarà ovvio garantire il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, secondo cui “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”