L’inganno del referendum: dalla legge “porcata”alla “superporcata”.
Sì all’election day, ma deve vincere il No,
per lasciare all’Italia una strada di riforma autentica verso il sistema “maggioritario uninominale”
(voluto dal popolo con i referendum degli anni ’90)
Premesso che sarebbe opportuno svolgere i referendum sulla legge elettorale nel giorno delle altre elezioni e che sarebbe grave rinviarli di un anno, bisogna anche dire che attorno ai 3 referendum elettorali si sta facendo molta demagogia, ma le informazioni vere sul loro contenuto e sui risultati che si otterrebbero, sono poche e volutamente confuse.
Anzi, si tende a sostituire le informazioni con le aspettative, affermando che, vinti i referendum, ne usciranno indebolite le segreterie dei partiti.
Invece è vero esattamente il contrario. Innanzitutto è bene individuare gli aspetti peggiori di questa legge elettorale, che sono sostanzialmente tre: le liste bloccate (fatte dalle segreterie dei partiti) senza possibilità per il cittadino di esprimere una preferenza; la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni elettorali, salvo poi scegliere in quale essere eletti (controllando così la nomina dei secondi eletti), e infine il forte premio di maggioranza assegnato qualunque sia la maggioranza ottenuta dal partito o dalla coalizione più votati.
Se vincesse il sì ai referendum, il premio di maggioranza verrebbe assegnato non più alla coalizione ma solo al partito di maggioranza relativa e sarebbe vietata la candidatura della stessa persona in più circoscrizioni.
Detta così, sembrerebbe una semplificazione, in realtà sarebbe la resa totale alla volontà indiscutibile delle segreterie e delle correnti dei partiti e l’esautorazione definitiva dei cittadini. Senza scendere in particolari eccessivi, è bene precisare che le liste continuerebbero ad essere bloccate e preparate dai segretari dei partiti, che per di più sarebbero portati a formare listoni eterogenei e confusi solo per guadagnare il premio di maggioranza, creando liste composte con il bilancino per accontentare partiti, correnti di partito e partitini. E ancora senza voto di preferenza.
Insomma: se la legge attuale è una “porcata” – come l’ha definita il leghista Calderoli, il suo inventore – la legge risultante dal referendum sarebbe una “superporcata”, con l’aggravante del voto popolare: vorrei vedere, dopo, chi potrebbe modificare una legge che ha avuto l’avvallo del popolo con un referendum.
Il referendum, quindi, fa l’interesse solo delle segreterie dei grandi partiti, e non porta nessuno dei miglioramenti annunciati, se non un bipartitismo coatto e confuso, che resta saldamente nelle mani non del popolo sovrano, ma dei segretari dei partiti.
Del resto, al referendum si oppongono altri partitini (con relativi segretari) preoccupati non della stabilità del sistema politico nel suo complesso, ma della loro sopravvivenza. Non a caso, questi partitini non hanno un progetto coerente di legge elettorale da proporre, perché ogni soglia di sbarramento sarebbe troppo alta, e si vede come hanno protestato contro la soglia introdotta (per altro in modo sleale e opportunistico da PDL e PD) per le elezioni europee.
In tutti i casi, come si vede, l’obiettivo è innanzitutto garantire il partito con il suo apparato e le sue correnti (non a caso i grandi partiti sono favorevoli e i piccoli partiti sono contrari); e nessuno parla del finanziamento pubblico dei partiti e dei gruppi parlamentari, del finanziamento dei giornali di partito e dei molti privilegi della casta.
Per rimettere la scelta del governo e dei parlamentari nelle mani dei cittadini, bisaogna introdurre un vero sistema uninominale maggioritario, a turno unico o a doppio turno, e colpire i privilegi e il finanziamento pubblico. Solo così i parlamentari saranno legati al loro territorio e solo così l’elettore potrà conoscerli e valutarne l’operato.
Ma se al referendum vincesse il Sì, questo obiettivo sarebbe irraggiungibile, perché i partiti direbbero che il popolo ha voluto il sistema perverso uscito dal referendum.
Concludendo: il referendum va fatto, possibilmente con l’election day; in ogni caso non va rinviato. E, comunque, per garantire una possibilità di riforma al sistema politico, è bene che vinca il No.