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Ringraziamento
Cari amici,
dopo una breve pausa di riflessione sull’esito delle elezioni comunali, sento il dovere di rifarmi vivo.
Non vi annoierò con analisi del voto e con la ricerca di giustificazioni per una conclusione certamente al di sotto delle attese.
Al di là del risultato (negativo per tutto il centrosinistra), credo che la nostra iniziativa abbia avuto un suo valore e una sua lungimiranza, almeno da due punti di vista:
1. le “elezioni primarie” per candidato e programma - non volute dai partiti del centrosinistra - erano davvero l’unico strumento per giungere ad una competizione credibile con la Lega ; possiamo essere orgogliosi di averle proposte e sostenute fino in fondo;
2. il nostro progetto per la città (Treviso più Europa: la città delle opportunità) mantiene la sua pregnanza e la sua validità, e potremo portarlo come contributo ad un’eventuale iniziativa di coordinamento e rilancio delle forze riformiste di Treviso.
In ogni caso, il risultato elettorale (che a Treviso - nella sconfitta generale del centrosinistra - tiene a galla solo le formazioni organizzate, indipendentemente dai candidati e dal progetto) non mi legittima ad essere promotore di ulteriori iniziative (che, più di prima, cadrebbero nell’indifferenza).
E tuttavia al gruppo di persone che con me ha collaborato con entusiasmo a questa battaglia, dico che bisogna continuare l’attività di analisi ed elaborazione rispetto alla realtà cittadina, per essere pronti a portare un contributo al necessario lavoro di ricostruzione del centrosinistra trevigiano, oggi del tutto fuori gioco.
Per mio conto, avendo rappresentato orgogliosamente con la mia faccia e con il mio impegno il progetto di “Treviso più Europa: la città delle opportunità”, accetto ovviamente di interpretarne anche la sconfitta elettorale.
Non mancheranno, però, la mia presenza e il mio impegno nelle attività politiche, con particolare attenzione ai temi della laicità, della istruzione-formazione, dei diritti politici, civili e sociali, della ricerca scientifica, delle riforme istituzionali ed economiche e di tutte le iniziative che tendano a liberare il paese da privilegi e da “lacci e lacciuoli” che garantiscono solo le oligarchie politiche, economiche e sociali.
E, come sempre ho cercato di fare, agirò senza demagogia e senza tatticismi.
Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno votato, ma un pensiero particolare rivolgo a tutti coloro mi hanno sostenuto in questi mesi di impegno, e mi hanno dato la possibilità di andare fino in fondo in un ruolo che in ogni caso mi ha segnato e insegnato (innanzitutto il valore dell’umiltà).
Queste persone, nella mia mente, hanno un volto e un nome; e in una piccola città, i volti e i nomi fanno la qualità della nostra vita quotidiana.
Treviso, 23 aprile 2008
Giampaolo Sbarra
Vuoi vedere che Prodi è l’unico laico del PD, l’unico che ha il coraggio di parlare, mentre gli altri se la fanno sotto, davanti alle gerarchie cattoliche?
Da Repubblica.it
Lo sfogo dell'ex premier per il difficile rapporto con la Conferenza episcopale: "Ho avuto l'impressione di scontrarmi con un'opposizione politica"
Prodi: "I leader della Cei sempre contro di me"
di MARCO MAROZZI
ROMA - "Dissi di essere un cattolico adulto. La frase non mi è stata mai perdonata. Con la presidenza della Conferenza episcopale, ho avuto l'impressione di scontrarmi con un'opposizione politica". (…) Le sue difficoltà terribili come capo di un governo di centrosinistra le ha raccontate anche a La Croix, il più grande quotidiano cattolico francese. "Mai sono stato intervistato dall'Avvenire, il giornale italiano di ispirazione cattolica, mentre La Croix mi ha dedicato due pagine nel maggio 2007".
Prodi non è mai stato intervistato non solo dal giornale della Cei, nemmeno - a differenza di Silvio Berlusconi - dall'Osservatore Romano. Organo della Santa Sede.
(…) Ha scritto un suo amico dagli anni di Reggio Emilia, Raffaele Crovi, cattolico, intellettuale anche democristiano, in "Nerofumo", profetico romanzo poco prima della morte: "Perché la Curia Vaticana, ai politici cattolici praticanti e osservanti dei comandamenti, preferisce i politici laici, magari puttanieri, ma osservanti".
E Crovi, vaticinando la caduta del governo Prodi, fa rispondere a un monsignore: "Perché i cattolici praticanti, ritenendosi parte della Chiesa, mettono bocca nelle scelte delle autorità ecclesiastiche, mentre i laici, senza far domande, mettono mano alla borsa".
(…)
Rapporto di spine con Camillo Ruini, l'allora presidente della Cei e rimasto potentissimo, anche se da un anno la Conferenza è guidata da Angelo Bagnasco. Il reggiano Ruini fece conoscere e sposò Prodi e Flavia, né fu assistente, ma ruppe per sempre quando, dopo il crollo della Dc, chiese all'allora discepolo di guidare la rinascita di un partito cattolico. Ottenendo un rifiuto da colui che già pensava all'Ulivo. Prodi rivendica quel "cattolico adulto" con cui si definì quando andò a votare nel referendum sulla fecondazione assistita. Non rispettando - pur votando da cattolico osservante - la chiamata di Ruini all'astensione. Richiamandosi piuttosto a De Gasperi che disobbedì a Pio XII che voleva l'alleanza Dc-Msi al Comune di Roma.
(7 giugno 2008)