Influenza A e vaccino: Veronesi e Chiaberge, finalmente si ragiona.

11 11 2009

Finalmente due posizioni razionali, sull’influenza A e sul relativo vaccino.

Due interventi razionali sull’influenza A e sul Vaccino, il primo di Umberto Veronesi (da La Stampa), il secondo di Riccardo Chiaberge (dal Sole 24 ore).

Tratto da La stampa del 3 novembre 2009

Niente panico: il virus è raramente letale

di Umberto Veronesi

Esiste una via di mezzo fra psicosi e superficialità nell’affrontare il caso della nuova influenza A. E’ quella della razionalità. I dati scientifici in tutto il mondo ci dicono che il virus A è raramente letale.

E non è molto più aggressivo dell’influenza stagionale. Ha però delle caratteristiche peculiari: è molto contagioso e colpisce una fascia d’età nuova per una sindrome influenzale, che è quella dai 5 ai 14 anni, spesso in una forma grave che richiede il ricovero. Se stiamo agli ultimi dati ufficiali, rispetto a una media in Italia di 3,8 casi ogni 1000 abitanti, questa fascia di età ha un’incidenza di 13,02 ogni 1000 soggetti, che è effettivamente alta. Non ci sono però dati che giustifichino un allarme circa la mortalità: anche i casi di decesso in Italia come quelli nel resto del mondo, riguardano età diverse e sono per lo più legate a gravi malattie già esistenti (che vanno dalla tubercolosi polmonare, alle cardiopatie, alla broncopatia ostruttiva fino al diabete e l’obesità) o più raramente, come nel caso della signora di 46 anni di Messina, a complicanze causate dal virus. Altra informazione che la scienza ci dà è che non ci sono segni nel mondo di mutazione del virus, cioè della sua trasformazione in una forma più grave, che è il vero pericolo delle nuove pandemie. L’ultimo dato, e non certo in ordine di importanza, è che esiste un vaccino (in realtà ce ne sono diversi tipi) che ha dimostrato efficacia. Ovviamente non esiste ancora un controllo molto prolungato, cioè non sappiamo la durata della protezione nel tempo, ma sappiamo dai dati dell’altro emisfero, da cui il contagio è partito, che la vaccinazione funziona.

Dobbiamo ricordare che un vaccino è un farmaco e tutti i farmaci hanno effetti collaterali e dunque minime percentuali di rischio per la salute; ma questo vale per tutte le medicine, anche per gli antibiotici, che hanno cambiato la storia dell’uomo. E come tutti i farmaci ha dietro di sé un processo produttivo, ma questo non ci autorizza a pensare che la vaccinazione sia solo un business dell’industria farmaceutica, come qualcuno ama insinuare. E’ inevitabile che ci siano interessi economici in gioco, ma la questione centrale che fa decidere la sanità mondiale per il vaccino è la salute della gente e pensare ad una macchinazione finanziaria di dimensioni planetarie è sbagliato.

Che fare allora? Di fronte a questo quadro obiettivo, il buon senso, oltre che la medicina, ci consiglia di aderire alla campagna di vaccinazione, così come è stata predisposta dal nostro governo. Il programma è di vaccinare subito i gruppi a rischio (personale sanitario, forze di pubblica sicurezza e protezione civile, donne al secondo o terzo mese di gravidanza, i malati cronici di ogni fascia di età) e poi il 40% della popolazione entro i primi mesi del 2010. Va detto che di fronte ad un nuovo virus, la medicina deve essere pronta a «navigare a vista»: se il contagio si evolve in modo inaspettato, la strategia vaccinale può cambiare e dare priorità a fasce diverse. La flessibilità e la prontezza di reazione diventano le caratteristiche più importanti della sanità di un Paese e fino ad ora mi sembra che Europa e Italia si siano comportate con efficacia.

Vaccinarsi è un atto di responsabilità individuale e civile perché, come dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una pandemia influenzale è causata da un virus che può esser del tutto nuovo nella popolazione umana e questo crea una generale vulnerabilità all’infezione. Questo significa che anche se non tutta la popolazione viene contagiata nel momento dell’infezione, quasi tutti si possono potenzialmente infettare. Il vaccino è dunque un modo, oltre che per proteggersi da un malanno comunque molto fastidioso, per contenere il più possibile la diffusione nel momento di picco: il fatto che molte persone si ammalino nello stesso periodo crea un sovraccarico per le strutture sanitarie che fanno poi fatica ad occuparsi dei casi più preoccupanti, e il suo affanno crea una situazione di panico nella popolazione. Una volta di più il mio invito è alla misura: non serve la corsa ansiosa alla vaccinazione perché non siamo in imminente pericolo di vita, ma non bisogna sottovalutare il problema. Serve seguire le norme più semplici di prevenzione senza fobie, e aderire alle campagne di vaccinazione.

Tratto da Il sole 24 ore del 10 novembre

Media e pandemia

L’influenza ha il vaccino, le “bufale”non ancora

di Riccardo Chiaberge

Lettrici e lettori attenzione, sta dilagando una pandemia se possibile più insidiosa dell’influenza A. È l’influenza B: come Bufala. Se provate a digitare su Google «vaccino» o «vaccinazioni», vi si rovescerà addosso un torrente di allarmismo fangoso, legioni di dèmoni scatenati e di bestie dell’Apocalisse.
Centinaia di blog, giornali online e siti di controinformazione (citiamo per tutti «L’Angolo del Gigio») propalano senza il beneficio del dubbio le «terribili verità» che gli gnomi della sanità mondiale, dall’Oms in giù, ci tengono nascoste per i loro nefasti disegni.

Vaccinarsi contro il virus H1N1? Non se ne parla nemmeno. È dimostrato per esempio, anzi assolutissimamente certo che l’autismo è causato dai vaccini: prova ne sia che non ci sono bambini autistici tra gli Amish della Pennsylvania (ricordate il film Witness con la stupenda Kelly McGillis?), una comunità religiosa di origine olandese che ha scelto di vivere come nell’Ottocento, separata dal resto della popolazione, senza cerniere lampo né tv, e che rifiuta di vaccinare i propri figli.

È sicurissimo che il vaccino, «a lungo termine», provoca danni irreparabili al sistema immunitario, sclerosi multipla e artrite reumatoide, come possomo testimoniare i reduci dalla Guerra del Golfo. È provato che nei preparati che dovrebbero proteggerci dalla pandemia sono presenti micidiali nanoparticelle che possono attaccare cellule sane. E comunque sia, non vorrete mica fare un favore a Big Pharma, la cupola d’affari più potente del mondo, che ormai fa impallidire per fatturato l’industria delle armi, e che si inventa flagelli di Dio al solo scopo di rimpinguare i profitti?

Il fatto più sconcertante è che siano i medici per primi ad alimentare questa psicosi, sconsigliando la vaccinazione ai propri pazienti. E i medici, si suppone, dovrebbero avere le carte in regola per giudicare e decidere in scienza e coscienza.

Sabato scorso il quotidiano parigino Libération ha sparato in prima pagina l’immagine di una siringa col titolo: «Il virus del dubbio». Nell’editoriale si prende atto del clima di ostilità generale, della tesi del «complotto igienista» di cui potrebbero essere accusate le autorità francesi che hanno acquistato 98 milioni di dosi di vaccino e ora devono smaltirle in qualche maniera, ma conclude con una messa in guardia contro ogni «oscurantismo» che esporrebbe la popolazione a rischi mortali in caso di epidemia. E cita Voltaire, che nel ‘700 fu tra i primi paladini della vaccinazione di massa.

Navighiamo in acque inesplorate, e come sempre in questi frangenti ci vuole cautela, razionalità e sangue freddo. Certo, nel caso dell’Italia, saremmo forse meno diffidenti se il viceministro alla salute Fazio non si mostrasse così corrucciato, se ogni tanto ci regalasse un sorriso. Ma a pesare soprattutto è il pregiudizio antiscientifico di tanta parte dell’opinione pubblica, anche di quella più acculturata, che vede nella medicina ufficiale un covo di dottor Mengele, e si cura esclusivamente con l’omeopatia e i fiori di Bach, che sono tanto più chic degli antibiotici.

L’influenza A è un nemico subdolo e imprevedibile. Come ha scritto l’altro ieri sul nostro supplemento «Domenica» l’immunologo Alberto Mantovani, «la scarsa aggressività e il basso rischio di complicanze gravi e mortalità per il singolo individuo, confrontabile, se non inferiore, a quello dell’influenza stagionale, non sono motivo per non far ricorso al vaccino. Infatti, anche per l’influenza stagionale, tutti gli anni viene approntato un vaccino ad hoc che è fortemente consigliato». Di rischi ce ne sono in tutti gli interventi medici, ma la vaccinazione si colloca ai livelli più bassi. E il principio di precauzione andrebbe applicato a 360 gradi. Chi ci garantisce, ad esempio, che ingozzarsi di papaia fermentata sia una difesa efficace contro il virus? Che non danneggi alla lunga il nostro organismo? Visti i prezzi, di sicuro fa bene a chi la produce. Quanto a noi, che non viviamo tra gli Amish, nessuno lo sa.


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Una risposta

20 11 2009
emanuele

Ma è mai possibile che su qualsiasi tema di discussione, nel caso specifico per quanto riguarda questa famigerata influenza a, ci siano sempre pareri discordanti tra le teste medico-scientifiche-giornalistiche? Io chiedo a gran voce, in nome mio e per conto di tutte le persone che si sforzano di ricercare una verita’ attraverso il proprio cervello, che una volta per tutte si renda nota una verità comune, che incorpori almeno ingredienti del vaccino ed effetti collaterali a breve ed a lungo termine (credo che coloro che hanno partecipato alla sperimentazione, produzione e commercializzazione del farmaco debbano essere a conoscenza di controindicazioni e/o effetti collaterali).
Attendo una risposta con cortese sollecitudine.
Ringrazio in anticipo per la collaborazione,

Emanuele

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