
“Donna, mistero senza fine bello!”
Nell’era del berlusconismo, l’antiberlusconismo si è espresso in vari modi: comitati No-qualcosa, girotondi, popolo viola, referendari di vario tipo e di varia coerenza; uno dei movimenti più seguiti ed enfatizzati è stato quello delle donne di “Se non ora quando”.
Personalmente ho sempre avuto dei dubbi sulle posizioni “di genere” in politica; ovvero, ho sempre avuto (e continuo ad avere ) dei dubbi che l’essere maschio o femmina possa determinare delle posizioni politiche ed economiche di per sé buone o cattive. Come si è visto, del resto, considerato che le donne berlusconiane non sono meno donne delle antiberlusconiane.
In ogni caso.
Le donne ministro del governo Monti sono subito piaciute, alla sinistra e alle donne di sinistra, per tre sostanziali motivi:
- sono state immediatamente paragonate alle donne ministro di Berlusconi: già per questo sono state considerate migliori;
- non sono – come dire – di quel tipo di bellezza femminile che – secondo canoni non solo maschilisti – va a discapito dell’intelligenza; anzi, una cicciottella, una piccoletta, l’altra con le rughe, sono sembrate donne normali: sono rassicuranti. Interessante schematizzazione: i berlusconiani piacevano perché rappresentavano ciò che i loro sostenitori avrebbero voluto essere (belli, ricchi, intraprendenti: le velleità), i post-berlusconiani invece piacciono perché rappresentano ciò che siamo davvero (la dura realtà in tempi di recessione); resta da capire chi vogliono rappresentare gli anti-berlusconiani (temo che siano altre velleità).
- sono professoresse e/o professioniste (a vario titolo) della pubblica amministrazione.
Questo apprezzamento, però, si basava su alcuni sottintesi, “ovvi” per la mentalità della sinistra locale:
- queste donne-ministro avrebbero dovuto rappresentare le idee degli antiberlusconiani, senza voli pindarici autonomi (in fondo: Napolitano ha scelto Monti, e Monti ha scelto le donne ministro);
- avrebbero dovuto ovviamente sostenere alcune premesse che per certa sinistra sono ovvie, tipo “non si tocca l’art. 18, non alla flessibilità, no alle liberalizzazioni, alla TAV, alla privatizzazione dei sevizi pubblici locali, alla valutazione della scuola pubblica nelle sue varie componenti ecc.
Invece, cos’è successo?
Per esemplificare, il Ministro donna Fornero ha aperto una discussione senza pregiudizi sul mercato del lavoro, art. 18 compreso; il Ministro donna Cancellieri ritiene che il valore legale del titolo di studio possa essere eliminato e che lo “ius soli” non possa essere l’unico criterio per dare le cittadinanza italiana.
Insomma, queste signore Ministro hanno dato una bella dimostrazione di autonomia, di conoscenza e di libertà dai pregiudizi, e hanno lasciato esterrefatto il mondo femminile “politicamente impegnato” (e anche quello maschile, basta vedere come i sindacalisti si sono espressi nei confronti del ministro Fornero).
Infine: non è detto che le donne – per essere brave e democratiche – debbano pensarla allo stesso modo di chi si arroga il diritto di rappresentarle.
Io credo che Marcegaglia, Fornero e Camusso ci abbiano fatto fare un bel passo avanti: tre donne, in tre importanti ruoli diversi, con tre posizioni diverse. Finalmente in politica non contano né la bellezza, né il genere, né l’appartenenza politico-ideologica, né il genere: conta l’intelligenza.
Piuttosto, insieme, come donne dovrebbero creare i servizi sociali per consentire a tante altre donne di fare politica.
Io personalmente ricordo cosa mi disse una dirigente di un’associazione di sinistra, quando venne candidata una certa signora: “piutosto de quea, xè mejo un omo”.
Commenti recenti