Politica – Treviso

I primi passi dell’opposizione. Meglio puntare sugli avvocati?

In campagna elettorale un avvocato (che ha voluto restare anonimo) ha assicurato che il progetto del park in Piazza Vittoria è nullo (per vari motivi); oggi non se ne parla più. Perché chi ha proclamato la nullità del progetto non incalza la Giunta?

Dopo le elezioni, altri avvocati ci hanno assicurato che l’ex Assessore e neoeletto Consigliere Marton era non candidabile, e perciò le elezioni sono da rifare, quanto meno bisogna andare al ballottaggio (non conteggiando le preferenze di Marton).

Oggi pare che Marton fosse ineleggibile, ma candidabile.

L’opposizione degli avvocati? Forse è ancora meglio quella dei politici.

Le polemiche sulla “politica per i rifiuti”

inceneritore, Treviso-servizi, produzione dei rifiuti, raccolta differenziata, educazione ambientale.

Serve una pausa di riflessione a 360°, senza pregiudizi e senza paura. 

Se è vero che la questione dei rifiuti è strategica per la difesa dell’ambiente e del territorio, ne deriva di conseguenza che essa non può più essere affrontata con logiche parziali o pregiudiziali, e che non si può chiamare l’opinione pubblica a prendere una posizione sulla base di spinte emotive o di scenari catastrofici o di paure irrazionali.

Anche e soprattutto alla politica si chiede di svolgere proprio il ruolo consapevole di “classe dirigente”, che analizza i problemi, elabora i progetti di governo ed informa i cittadini per cercarne il consenso.

Innanzitutto, quindi, non mi pare corretta la pregiudiziale secondo cui chi pensa all’utilità agli inceneritori appartiene alla categoria degli speculatori, mentre chi non li vuole appartiene a quella dei difensori dell’ambiente. Se non altro perché l’Europa ci presenta esperienze di vario tipo, meritevoli di conoscenza e considerazione; esperienze che non necessariamente devono essere importate in Italia (o nel Nordest, o nel Veneto, o a Treviso: ma come si vede la via del localismo non ha fine), ma che possono costituire un punto di riferimento e un momento di confronto.

Del resto, l’inceneritore comunque rappresenta la fase terminale di un processo che, a monte, prevede altre fasi fondamentali ed imprescindibili, che toccano momenti diversi dell’amministrazione della cosa pubblica.

In tema di gestione del ciclo dei rifiuti, certamente le famose 4R rappresentano la logica di fondo a cui attenersi: riduzione, riutilizzo, raccolta (differenziata), riciclaggio.

Ma non è di minore rilevanza la modalità di gestione del servizio di raccolta e smaltimento (consorzio, spa pubblica, privatizzazione ecc.) ed altrettanto importante è la “politica culturale” in tema di “ambiente e rifiuti” delle amministrazioni locali, come anche conoscere la condizione del territorio in relazione alle discariche utiizzate.

 

L’impressione netta che io ho, è che poco o nulla sia stia facendo per la riduzione della produzione dei rifiuti (all’origine), che non vi sia un impegno visibile nella ricerca di materiali innovativi (ricerca indirizzata alla riduzione dei rifiuti a monte) e che le politiche culturali ed educative siano incerte e, per quanto riguarda il Comune di Treviso, del tutto assenti.

Per questo motivo è necessario aprire una fase di discussione trasparente e disincantata sul tema del ciclo del rifiuti considerando (per la nostra provincia, ma nel quadro veneto e nazionale, con richiami ad esperienze internazionali) i vari aspetti del problema, in relazione alla situazione odierna e agli sviluppi futuri: la riduzione, la raccolta, il riciclaggio e lo smaltimento; le modalità di gestione del servizio; le politiche culturali-educative; la situazione delle discariche e gli inceneritori.

Una sessione di lavoro e di approfondimento con fasi pubbliche, che può durare qualche giorno o qualche mese, per definire un punto di partenza “scientifico” documentato, a disposizione di tutti, sotto i diversi profili e punti di vista.

E’ evidente che le istituzioni locali (comuni, provincia e regione) avrebbero dovuto già assumere l’iniziativa, invece che lasciar marcire la questione.

Ma non mi pare che oggi esse siano in condizione di farlo, visto che spesso si esprimono per luoghi comuni e in modo contraddittorio.

Se non si parte da un’analisi documentata e trasparente del problema, che metta anche l’opinione pubblica in condizione di ragionare e valutare senza pregiudizi, non ne verremo a capo.

In ogni caso alcune utili cose si possono fare subito, a partire dalle politiche per l’educazione al consumo responsabile.

Giampaolo Sbarra

Treviso servizi, 3 round

 Da Il Gazzettino del 29 dicembre 2007.

 

 

 

 

 

Sindacati pronti a querelare Sbarra: «Ci ha strumentalizzati»
È guerra aperta tra Giampaolo Sbarra e le segreterie territoriali di Trevisoservizi e Ambiente della Fit-Cisl e Fiadel sull’aumento di capitale della Trevisoservizi. In seguito alle affermazioni di Sbarra («Nella presa di posizione dei sindacati che ha difeso l’aumento riconosco la componente malata del sindacalismo italiano: quella portata a difendere gli interessi particolari, quando non corporativi, invece che quelli generali») i sindacati sono pronti ad intraprendere le vie legali. «Le dichiarazioni scomposte, qualunquistiche e molto superficiali del signor Sbarra, non possono far altro che confermare ciò che temevamo – scrivono in una nota congiunta i segretari Maurizio Fonti e Vincenzo Iavazzo -: un attacco politico verso un partito oggi alla guida di Treviso, strumentalizzando Trevisoservizi e i suoi lavoratori. Gli interessi dei cittadini non possono essere tutelati confondendo investimenti necessari con costi di gestione, criticando lo stipendio di poco più di mille euro dei lavoratori di Trevisoservizi e accusando di faziosità e connivenza con chissà quale male oscuro, due organizzazioni sindacali che giornalmente sono impegnate a difendere la salute e la dignità dei lavoratori, dentro e fuori Trevisoservizi, visto che Fit-Cisl, Fiadel e i loro dirigenti sindacali operano su tutto il territorio locale e nazionale e non limitatamente a Trevisoservizi, come qualcuno cerca di far credere o ancor peggio ne è convinto». «Se il signor Sbarra vuole veramente il bene dei cittadini, ne tuteli i loro interessi concretamente e nelle opportune sedi e non facendo chiacchiere da bar sui quotidiani offendendo il lavoro onesto di dipendenti e sindacalisti solo per scopi politici e propagandistici».Il mio commento: nessuno deve sentirsi offeso, perché resta evidente che il mio è un giudizio politico-amministrativo, relativo ai modi della cosiddetta “esternalizzazione” del “servizio rifiuti”; prendo atto che non è ancora giunta una risposta alla mia domanda di fondo: ma ai cittadini di Treviso è convenuta l’esternalizzazione del “servizio rifiuti” alla SpA “Treviso servizi” (a capitale interamente comunale)?Perché nessuno risponde a questa domanda?

Treviso servizi, 2 round

(dopo che il sindacato interno ha replicato al mio primo intervento)

Treviso-servizi, il sindacato dribbla la trasparenza.
L’importante è cogestire. Tanto a pagare sono i cittadini.

Nella presa di posizione dei sindacati della “Treviso servizi” riconosco in
pieno la componente “malata” del sindacalismo italiano: quella componente
portata a difendere gli interessi particolari, quando non corporativi, invece
che quelli generali, e portata alla gestione consociativa, nella difesa ottusa
dello statu quo, mettendo in secondo piano l’attenzione per il governo
trasparente della cosa pubblica.
Lo si vede all’Alitalia, lo si vede nella scuola. Del resto, lo fanno anche i
trasportatori e i tassisti: perché non dovrebbe essere così anche a
Trevisoservizi?
Un tempo contrario alla esternalizzazione del servizio di nettezza urbana
(anche allora senza alcun riguardo agli interessi generali della città), oggi
è proprio il sindacato che difende un ente partitocratico, nato e vissuto
fuori da ogni logica di mercato, garantito dalla TIA pagata dai cittadini e
dalle ricapitalizzazioni pagate dal Comune con le tasse pagate dai cittadini
(che così pagano due volte).

La difesa aprioristica della Treviso servizi fatta dai sindacati interni (“Il
servizio è migliorato”) suona un po’ ridicola: tenuto conto che il costo del
servizio è più che raddoppiato, ci mancherebbe che non fosse migliorato!
Ma i sindacalisti dimenticano di rispondere all’unica vera domanda che faccio
da anni, senza avere risposta: premesso che gli unici ad averne avuto un
vantaggio certo sono stati proprio i dipendenti (con un consistente aumento di
stipendio, pagato dai cittadini di Treviso) chi ha detto che ai cittadini di
Treviso (che pagano in toto il servizio) è convenuta la scelta di metterlo
nelle mani di una società controllata dal Comune e di fatto dal partito di
maggioranza, senza prima avere fatto un’indagine di mercato?

Anche se in ritardo (ma con un occhio al futuro), sarebbe opportuno svolgere
un’analisi trasparente della efficienza e della efficacia della Treviso
servizi, in relazione al servizio, ai costi, alle prospettive future e alle
esperienze di altre realtà. Cioè, bisognerebbe fare quello che non è stato
fatto prima dell’esternalizzazione: un’indagine di mercato, in base agli
obiettivi amministrativi (la difesa dell’ambiente, innanzitutto)
E questa fase di analisi non dovrebbe certo essere fatta dal Consiglio di
Amministrazione della Treviso servizi, né da questo sindacato, evidentemente
interessato solo alle garanzie per se stesso.
L’analisi di cui parlo, dovrebbe essere fatta dal Consiglio comunale, l’organo
preposto a decidere, e ciò sarebbe possibile se fosse chiara la distinzione
dei ruoli tra Controllati (Treviso servizi) e Controllori (Comune); ma in era
leghista tale distinzione è scomparsa, da oggi con la benedizione dei
sindacati interni.

Giampaolo Sbarra

Treviso servizi, 1 round

Treviso servizi”: un pozzo senza fondo da chiudere.

Una delle caratteristiche del governo della Lega a Treviso è stata
l’esternalizzazione di alcuni servizi che il Comune svolgeva in proprio;
alcuni di questi sono stati assegnati alla “Treviso Servizi” (la raccolta e lo
smaltimento dei rifiuti, la manutenzione del verde, i cimiteri).

Ogni buon amministratore, prima di dare all’esterno un servizio gestito in
proprio, fa un’indagine di mercato, per vedere che cosa convenga fare, e come:
perché ci sono vari modi di “dare all’esterno” un’attività.
A Treviso niente di tutto questo è avvenuto: tutto è stato gestito in modo
partitocratrico, alla faccia della trasparenza e del mercato, assegnando i
servizi ad una SpA controllata dal Comune – e creata ad arte – con un
Consiglio di amministrazione formato sulla base della fedeltà politica ben più
che sulla competenza; su questo nessuno ha avuto nulla da dire: né i
commercianti né gli imprenditori (ma, come si sa, in Italia – sede del
“capitalianismo” – le regole del mercato devono servire a garantire il
profitto, mai il cittadino-consumatore).
A questa SpA del Comune, amministrata di fatto da uomini fedeli al partito di
maggioranza, vengono esternalizzati alcuni servizi, senza alcuna garanzia che
il sevizio fornito sia migliore e più (o almeno altrettanto) economico per il
Comune e per il cittadino contribuente.
Nessun calcolo, nessun conteggio, nessuna valutazione comparata: solo il
risultato di sottrarre i servizi e i conti al controllo del Consiglio comunale
e metterli in mano ad un Consiglio di Amministrazione.
Ma il tempo è gran signore, come si sa, e alla distanza risulta chiaro che i
cittadini hanno preso una bella fregatura: il servizio non è migliorato (se
non fisiologicamente) e i costi sono saliti alle stelle, costi diretti che
vengono fatti ricadere sui cittadini, con la tassa di igiene ambientale; come
se non bastasse, adesso veniamo a sapere che sui cittadini ricadono anche i
costi indiretti: la ricapitalizzazione di 1 milione di euro che verrà fatta
dal Comune.

A fronte di questa situazione, c’è una soluzione: innanzitutto cambiare il CdA
della società, e poi eliminare la “Treviso servizi” stessa. Come? Ci sono due
possibilità: o si entra nel consorzio per la gestione dei rifiuti o si mette
la “Treviso servizi” sul mercato (ammesso che qualcuno la voglia).
Io penso che la prima sia la soluzione migliore. Ma una scelta va fatta dopo
avere esaminato i documenti a fondo.
Ma qualcosa va fatto rapidamente, perché la città non può essere governata
senza trasparenza: alla lunga i nodi verranno al pettine (economici e
ambientali), e a pagare sarà sempre il cittadino.
In una delle città più tassate e tartassate d’Italia.

Giampaolo Sbarra

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